Se nel terzo millenio si scopre che la nostalgia è un'invenzione

Un volume di Emiliano Morreale fa luce sui diversi modi di ricordare il passato attraverso immagini, suoni e canzoni di tanti anni fa

La nostalgia ha il sapore amaro del desiderio. Anche al cinema. Eppure, sul grande schermo la nostalgia si fa storia, corre, ricorre e si ripresenta con diverse forme, funzioni e modalità. Può chiamarsi vintage, ma anche trash. Può chiamarsi kitsch, ma anche camp. Le denominazioni sono varie e ognuna ha un suo significato: dalla pacchianeria del souvenir un po' demodè all'oggetto vecchio di modernariato che punta al riutilizzo. Dalla bruttura in se a quello stile un po' dandy, un po' pin up, un po' sovraccarico, di tutto un po'.
Ha il colore dell'invenzione, la nostalgia. Perché guardare a ieri si può, ma occorre stabilire in qual maniera. Emiliano Morreale lo ha fatto in un libro che prende in esame il modo di ripensare il passato nel cinema americano e lo confronta con i film di casa nostra. Ne esce un quadro suggestivo che punta i riflettori su come «stoccare» l'esperienza collettiva. E si scopre così che ogni decennio ha un suo modo e una sua tecnica, un suo costume e una sua debolezza. Gli anni Ottanta che in Italia guardano i «formidabili» Sessanta del boom come in America nei Cinquanta si guardava teneramente agli anni Trenta in cui gli Stati Uniti erano la mecca per tutti e il sogno di ogni cittadino del mondo. E negli anni Settanta si guardava indietro al decennio dei Cinquanta, quando Eisenhower era un mito oltre che un presidente e sul piccolo schermo Happy days rievocava proprio quei mitici days.
Per non parlare del decennio 1970-1980 dello Stivale che riecheggia nel cinema del decennio successivo e dell'«edonismo reaganiano» ancora vivo oggi in molte pellicole. Ma se sul grande schermo allusioni e ritorni si sovrappongono, si accavallano, si completano grazie allo sfruttamento di canzoni e di musiche che rendono più vivo lo ieri finito in archivio, un ruolo importante e significativo è rivestito anche dal piccolo schermo televisivo che contribuisce al culto della memoria con un proprio linguaggio e attraverso un proprio specifico tributo a ciò che è stato. Televisione e cinema, insomma, sembrano andare a braccetto in questa malinconica carrellata dove lo ieri è il protagonista dell'oggi e da Fellini a Bertolucci, da Bolognini a Visconti, da Monicelli a Nanni Moretti la nostalgia di ciò che non è più si fa palpabile in ogni scena e in ogni fotogramma.
Dall'altra sponda dell'oceano cambia poco, la malinconia tende a farci ricordare anche fatti leggermente corretti rispetto a come sono accaduti, aggiungendo qualcosa alla nuda cronaca. Dalla vita quotidiana all'epopea western, il tema del ricordo è quanto mai attuale per rinverdire i fasti della storia che ci ha preceduto. Con «L'invenzione della nostalgia» (Donzelli, pp. 298, 27euro) Morreale ricompone un vero affresco di storia sociale dell'ultimo secolo costruito attraverso il canto, l'immagine, la parola. Si tratta di una lettura interessante che porta il lettore nel sogno di un tempo trascorso ma mai dimenticato, lo invita a riflettere su ciò che è alle spalle con la freddezza gioiosa di chi guarda con occhi teneri alla propria gioventù passata, indugia nella rievocazione e scopre aspetti che aveva dimenticato e che non credeva esistessero. Come i tanti generi diversi di nostalgia che abitano in fondo al nostro cuore senza che ce ne accorgiamo.