«Se non mi volete tolgo il disturbo»

Vito De Ceglia

La solita Genova non ha gradito il suo Affresco della Genova del futuro? Renzo Piano ci prova ancora, ma per l’ultima volta: «Se non mi vogliono tolgo il disturbo» ha lanciato l’ultimatum ai suoi concittadini ieri dal suo laboratorio di Vesima, le vetrate sul mare che guarda l’ormai antica e dimenticata Superba. Una parte della politica è corsa in suo sostegno. Prima era toccato al sindaco Giuseppe Pericu, che ha minacciato le dimissioni dopo gli attacchi incrociati subiti martedì in Consiglio comunale dagli opposti schieramenti contro la presa di posizione, tanto netta quanto inequivocabile, del primo cittadino in favore del progetto che ridisegna il porto e il suo waterfront. Ieri è stato l’ex governatore Sandro Biasotti, che dell’Affresco è padre putativo, a scagliarsi contro una città «miope» e «conservatrice». Il tono è pacato e composto, ma le parole pesano come macigni: «È una falsità, smentita dai fatti e un’offesa nei confronti dell’architetto, che ha lavorato (...)
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