La seconda vita dei Pooh «Tanta voglia anche in tre»

La seconda vita dei Pooh «Tanta voglia anche in tre»

Pooh ultimo atto. L’ultimo tour con Stefano D’Orazio dietro ai tamburi, non poteva che chiudersi a Milano, con due concerti al Forum (uno lunedì prossimo tutto esaurito con tre mesi d’anticipo) e uno mercoledì. Siamo arrivati alla fine, anche se questa maratona sui palchi di mezza Italia ha attutito il dolore dei fan, stavolta siamo al capolinea, almeno per D’Orazio. Poi partirà la nuova vita dei Pooh...
Intanto pensiamo ai concerti di chiusura a Milano, che ormai è diventata la vostra città.
«Si, non siamo nati a Milano che però resta la nostra città d’adozione. Qui c’è la nostra sede, tanti ricordi. Siamo stati più tempo a Milano che nelle nostre città native, così come siamo stati molto più insieme noi quattro che con le nostre famiglie. Ci avviciniamo ai concerti milanesi con grande circospezione emozionale».
Come mai?
«Questo tour, nato per salutare Stefano e il pubblico, doveva essere di sole quattro date. Poi però non ci sembrava giusto penalizzare i fan di Catania o di Bergamo e le date son diventate una valanga. Quindi la fine sembrava sempre più lontana. Sì c’era la lacrimuccia dei fan, l’affetto, l’emozione ma c’era ancora tanta strada da fare. Ora siamo arrivati al meno due, meno uno, zero e chissà cosa succederà emotivamente».
Quindi due serate speciali?
«Eh si, faremo anche delle riprese per dei video. Non so se li utilizzeremo direttamente in concerto, comunque li terremo nel nostro archivio per documentare un magnifico pezzo di storia e di amicizia».
Avete scelto una scaletta scpeciale?
«Saranno tre ore di concerto e un viaggio in una specie di macchina del tempo. In più di quarant’anni di musica abbiamo attraversato epoche diversissime. Gli anni Sessanta con la nascita del beat, i Novanta con la solitudine, il nuovo secolo, con le nuove forme di comunicazione. Quindi in parallelo suoneremo le nostre metamorfosi; i brani pop e melodici che i nostri fa prediligono ma anche il rock, le nostre opere di rottura come Parsifal che ci ha portato nei territori del progressive rock. Insomma sarà un concerto globale».
E poi?
«Ecco la domanda che aspettavamo. Sul futuro stiamo riflettendo ogni giorno, parlandone con amici, persone care, cercando delle motivazioni che ci mantengono ai livelli artistici di sempre».
Cioè?
«I Pooh vanno avanti sicuramente, però dobbiamo trovare qualcosa di gratificante, che sia il seguito ideale della nostra storia. Dobbiamo mantenere obiettivi alti; legare il nostro passato al futuro nel segno della continuità».
Continuare la vita da Pooh insomma.
«Sì ma non è così semplice. La domanda che ci fanno tutti è: «avete trovato un altro batterista?». Non è quello il problema. Ci si propongono ogni giorno fior di batteristi che hanno suonato con grandi star. Ma non è quello il problema; magari cercheremo qualche novità, magari otto gnocche percussioniste, oppure un’orchestra sinfonica con batterista incorporato, o magari andremo avanti in tre unplugged. Tutte le strade sono aperte».