Raccontare la guerra dentro una serie televisiva è sempre un esercizio complesso. Cinema e televisione, nel tentativo di rendere il conflitto interessante e guardabile, finiscono spesso per spettacolarizzarlo, piegando la realtà grama dei conflitti armati a esigenze narrative che trasudano eroismo, tensione ed epica. Il risultato di questa risciacquata retorica è quasi sempre una rappresentazione edulcorata, quando non fuorviante. È per questo che, a distanza di 17 anni dalla sua creazione, Generation Kill continua a distinguersi come uno dei ritratti più onesti e accurati mai realizzati sulla guerra contemporanea.
Alla base di questa autenticità c'è il materiale da cui la serie prende forma. Il racconto è tratto dal libro di Evan Wright, inviato di Rolling Stone che seguì il primo Battaglione da ricognizione dei Marines durante l'invasione dell'Irak nel 2003. Wright scelse di non osservare con distacco, piuttosto di restituire la guerra come una somma di attese interminabili, ordini poco chiari e decisioni spesso scollegate dalla realtà sul campo.
La serie fa altrettanto anche grazie ad un cast di eccezione. Ora per l'Italia la serie Hbo è disponibile su Amazon Prime Video e vale davvero la pena guardarla. È attualissima, anche tenendo conto di quello che sta succedendo nel Golfo.