Serialità

Alla (ri)scoperta di Dr. House, serie tv che ha rivoluzionato il medical drama

La serie medica più "scostumata" della tv è disponibile su Amazon Prime Video con tutte e otto le stagioni prodotte

Alla (ri)scoperta di Dr. House, serie tv che ha rivoluzionato il medical drama
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Oggi conosciamo molto bene il genere del medical drama grazie al longevo Grey’s Anatomy. Ieri, però, in tv c’erano altre serie che hanno parlato di medici e di corsie ospedaliere con un pugno fermo e meno edulcorato. Gli anni ’90 ad esempio sono stati travolti dalle emergenze di ER, ma è a inizio anni 2000 – era il 2004 – che in tv è apparsa la serie che (per davvero) ha rivoluzionato tutti i canoni dei medical drama. Stiamo parlando di Dr. House. Lo show, creato da David Shore, è andato in onda per 8 lunghe stagioni (tra alti e bassi) su Fox America per un totale di 177 episodi. La serie, come è giusto che sia, ha trovato anche largo consegno qui nel nostro Paese. Dapprima è stata programmata su Italia Uno, poi a fronte di un ottimo riscontro, è arrivata persino su Canale 5. Dopo un periodo di assenza dagli schermi, Dr. House ha trovato casa in uno dei tanti colossi dello streaming che sono disponibili in Italia.

Infatti, tutta la serie completa oggi è reperibile su Amazon Prime Video per una lunga e intensa maratona tra casi medici sul filo del rasoio e feroci scambi di battute. Dr. House ha lasciato il segno perché, di fatto, è una serie ibrida che conserva tutte le caratteristiche di un medical drama ma con le sfumature del crime. Oltre alle emergenze mediche, ogni episodio affronta un delicato caso clinico che, per l’appunto, viene risolto dal dottor Gregory House – schivo nei riguardi dei pazienti – e dal suo team dopo attente indagini, proprio come il più classico canovaccio delle storie poliziesche. Perla di diamante è proprio il personaggio che da il nome alla serie. Medico dal grande acume è odiato da tutti, persino dai suoi colleghi.

Un medico burbero e menefreghista

Ambientato nel fittizio Princeton-Plainsboro Teaching Hospital, ospedale universitario di Princeton, nel New Jersey, la vicende segue passo dopo passo la vita del dottor Gregory House (interpretato da Hugh Laurie) e del suo team di medici, pronti a risolvere nel più breve tempo possibile un caso clinico della massima urgenza. Ma, lavorare insieme al Dr. House non è fatto facile. Dal carattere burbero e con uno spiccato senso dello humor, è rinomato per le sue qualità di medico ma ha una brutta reputazione nel rapporto con i pazienti. Rimasto con una disabilità alla gamba a causa di una diagnosi sbagliata, lotta tutti i giorni con un dolore cronico che non fa altro che acuire il suo brutto carattere. Manda giù un antidolorifico dopo l’altro diventandone poi dipendente. Alle sue spalle intanto prende forma la “vita” da ospedale con le sue emergenze e i problemi di gestione.

Un intricato puzzle da risolvere

Dr. House, in poco tempo, è diventato un vero e proprio fenomeno di massa e non una semplice serie tv. Un successo che nessuno avrebbe mai potuto immaginare si potesse spingere così oltre nella cultura popolare moderna. Classico dramma medico, lo show ha trovato spazio nel cuore del pubblico (e della critica) perché ha saputo giocare con tutti i suoi clichè, proponendo qualcosa di nuovo in tv. Il fenomeno non è diventato tale solo perché gli episodi avevano una brillante struttura narrativa – che in molti hanno paragonato a un intricato puzzle di indizi molto simile a un romanzo di Arthur Conan Doyle –, ma soprattutto per le caratteristiche del suo iconico personaggio principale. Dal punto di vista più strettamente culturale, la serie e la figura di Dr. House hanno dato motivo di una riflessione sagace e pungente sul mondo della medica di oggi ma anche un punto di vista filosofico su problemi come l’etica, la religione e la deontologia. Se si guarda la serie, invece, da un punto di vista televisivo, ha avuto un enorme successo grazie anche allo spessore letterario del protagonista che racchiude in sé numerosi modelli della letteratura classica e di genere. E perché mai fino a questo momento si era visto un dottore così cinico e disinteressato, deciso a sfatare i limiti della scienza ai danni del paziente.

I casi ispirati a una rubrica del New Yorker

In bilico costante tra due diversi stili e generi di narrazione, Dr. House non è solo una serie tv di pura finzione ma anche qualcosa di vero. Oltre a raccontare diverse esperienze dirette che sono state vissute da David Shore, lo show è liberamente ispirato a una rubrica che è stata pubblicata sul New Yorker tra il 1994 e il 1996, curata da Berton Roueché, scrittore, giornalista e romanziere. La rubrica si chiamava "Dietro lo specchio" e ha cercato di far luce su alcuni misteri della medicina con uno sguardo analitico e critico. Le prime tre stagioni delle serie affondano le mani negli articoli più controversi che sono stati mandati in stampa sulla rivista.

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Perché vedere Dr. House?

Una serie di alto livello che convince proprio per il suo ritmo serrato e per una storia che, appunto, è ispirata a fatti realmente accaduti. Piace perché ogni volta il Dr. House combatte contro il tempo, la burocrazia e l’intricata macchina sanitaria. Ed è da vedere perché regala un ottimo spunto di riflessione sulle insidie della professione medica e anche per capire fin dove si può spingere il protagonista pur di risolvere un altro caso clinico.

Tra i programmi più seguiti d'America

Che sia stato un successo senza precedenti questo è un dato di fatto. Anche se dalla sesta stagione la serie ha avuto un vertiginoso calo negli ascolti e nella qualità delle storie, durante i primi 4 anni di programmazione è rimasta in vetta alle classifiche delle dieci serie tv più viste in America. Un primato che mai nessuno aveva raggiunto. Distribuito in 66 paesi, tra cui anche l’Italia, Dr. House è stato il programma televisivo più seguito al mondo, almeno fino al 2008. La serie, inoltre, ha ricevuto diversi premi, incluso un Peabody Award, due Golden Globe e tre Emmy Award. L'8 febbraio 2012 il network Fox ha annunciato la chiusura della serie con l'ottava stagione, concludendo le vicende con un finale per nulla risolutivo che ha deluso molto i fan di vecchia data.

Il titolo originario era Chasing Zebras

Prima che Dr. House arrivasse in tv nella veste che abbiamo imparato a conoscere, ci sono stati tanti cambiamenti. Ad esempio, all’inizio il dottore non avrebbe dovuto avere un problema alla gamba ma doveva essere paralizzato dalla vita in giù, ma l’idea è stata scartata perché la serie avrebbe avuto toni troppo drammatici, invece si pensava a un’atmosfera seriosa ma non così "dark". E poi il titolo. Fu scelto quello di Chasing Zebras, tradotto letteralmente "A caccia di zebre". In lingua straniera però ha un significato ben diverso. Si voleva giocare con uno slang medico che corrisponde a una diagnosi oscura e poco chiara. Per virare su Everybody Lies, diventato invece lo slogan, e finire su quello definitivo di Dr. House, più incisivo e intuitivo.

L’attore inglese che sapeva recitare in americano

Durante i casting non è stato facile trovare l’attore giusto per il ruolo. La produzione voleva il classico uomo bianco nato e cresciuto in America. Patrick Dempsey era stato scelto per il ruolo ma la parte è stata poi affidata a Hugh Laurie. L’attore, che è un americano di adozione, ha ricevuto la parte mentre era sul set de Il volo della fenice. Non ha neanche letto tutto il copione del primo episodio, si è solo presentato all’audizione. Ha stupito tutti non solo per la sua bravura ma anche per il fatto di avere un accento spiccatamente americano nonostante le sue origini inglesi.

Lo spin-off mai realizzato

Durante la fase calante della serie, era il 2008, si era ipotizzato di sviluppare una serie cugina a Dr. House. Era nelle intenzioni di creare appositamente un personaggio, da presentare al pubblico durante gli episodi della stagione 5, con protagonista un investigatore privato che avrebbe avuto con sé Lisa Cuddy, nella serie madre la direttrice dell’ospedale. Alla Fox però non è piaciuto il progetto e lo show non è stato mai ordinato.

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