Serve «un Castellaneta» per espugnare Tursi

Serve «un Castellaneta» per espugnare Tursi

(...) Garrone, senza bollini nè di destra, nè di sinistra, probabilmente oggi sarebbe il sindaco di Genova.
Purtroppo, Castellaneta è troppo anziano per riprovare la corsa, ma in mancanza di Sergio - che sarebbe il candidato migliore - occorre cercare un Castellaneta. Che non vuol dire un arruffapopolo come lui, può voler dire anche un moderato tranquillissimo. Ma vuol dire uno che, come Castellaneta, non ha schifo nell’andare fra la gente, che non disdegna di ascoltare chi gli chiede di essere ascoltato e che non spunta fuori solo gli ultimi due mesi di campagna elettorale. Insomma, quello che spesso e volentieri il Pdl non fa.
Proprio per questo abbiamo lanciato la sfida dei tagliandini. E devo dire che, come al solito, non ci avete tradito: già dai primissimi giorni, persino dal Giornale del primo maggio che, come sempre accade quando ci sono in ballo ponti e festività, corre più rischi di andare perso, i tagliandi stanno arrivando a decine: alcuni per posta, molti portati direttamente da voi. E non c’è cosa più bella di vedervi in volto, potervi stringervi la mano e ringraziarvi personalmente per ciò che è diventata questa straordinaria esperienza di vita e di giornalismo che è il Giornale di Genova e della Liguria. Qualcosa che andrebbe studiato nelle tesi di laurea.
Il fatto che servano solo i tagliandini originali e non le fotocopie non serve certo a dare una patente di scientificità a quello che è e resta un gioco. Ma, quantomeno, argina tutti coloro che credono che i sondaggi televisivi, via internet o fotocopiati abbiano un valore diverso da quello della carta straccia.
Fra l’altro, finora sono usciti nomi che, a me personalmente, piacciono moltissimo e testimoniano le varie anime del Pdl, della Lega e dei moderati in generale: si va da Matteo Rosso (primo), che guida la classifica e ogni volta che c’è da contarsi senza liste e listini bloccati e nomenklature di partito c’è, a Enrico Musso (secondo) che ha portato nel Pdl una cultura che è certamente un valore aggiunto, al vicepresidente della Fondazione Carige Pierluigi Vinai (terzo) che pesca anche nel mondo del sociale. Da un principe come Cesare Castelbarco Albani a un popolano doc come il leader leghista Francesco Bruzzone. Da un regista intellettuale come Sergio Maifredi a un combattente doc come Alberto Gagliardi, fino al presidente della Samp Duccio Garrone spinto dall’effetto Champions. Tutti nomi ottimi accomunati dall’amore per Genova a cui potranno ovviamente aggiungersene altri.
Comunque, un metodo migliore di quello in cui uno dice il nome e il nome è comunque quello, come avveniva fino a ieri nel Pdl. A volte azzeccandoci in pieno, come avvenuto con le liste perfette per il Senato 2008, a volte azzeccandoci quasi in pieno, come avvenuto con le comunali e Musso, a volte sbagliando come per le europee o la riproposizione del Biasotti-ter depotenziato dai panni sciacquati nel Tevere. Anche se colui che dice il nome è, senza confronto, il più esperto, capace e migliore politicamente sulla piazza. E questo ci tengo a ribadirlo anche oggi che non è di moda. Anche oggi che alcuni di quelli che iniziavano ogni discorso con «come dice giustamente il ministro...», a parte poche lodevoli eccezioni, tacciono.

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