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«Il Seveso straripa, le vasche anti-piena non bastano»

Il Seveso delle polemiche, il Seveso che esonda per un temporale, il Seveso che sveglia tutti nel cuore della notte. Ancora una volta. È capitato anche l’altra sera con il forte nubifragio che si è abbattuto su Milano e sulla Brianza: un’esondazione rapidissima con un intervallo di meno di 30 minuti fra il primo allarme (scattato intorno all’una quando il fiume ha superato 1 metro e 48 centimetri) e l’esondazione vera e propria che arriva quando il fiume supera i 3 metri. Il bilancio è di decine di cantine allagate e di alcune auto bloccate dall’acqua nella zona nord di Milano: le più colpite piazza Caserta, viale Cà Granda, via padre Luigi Monti, viale Suzzani, viale Testi, viale Sarca, via Valfurva, via Val Cismon e piazzale Istria.
Ora che l’acqua si è ritirata, lo spazio è tutto per le polemiche e si torna a parlare della costruzione delle vasche per fermare l’esondazione: due settimane fa i progetti sono stati presentati al Pirellone. «Ora a Regione e Provincia chiediamo di accelerare le procedure di approvazione e finanziamento di questi progetti» incalza l’assessore alla Mobilità e all’Ambiente del Comune di Milano, Pierfrancesco Maran.
Ma è l’ex assessore all’Urbanistica, Carlo Masseroli (Pdl) a intervenire per mettere i puntini sulle “i”: «Maran la finisca in fretta con questi giochetti stucchevoli - esplode - Il progetto di cui parla è della precedente amministrazione e sta procedendo speditamente in Regione e Provincia. È noto (spero anche a lui) che non è risolutivo per Milano». Masseroli spiega che oltre al progetto delle vasche, l’amministrazione ne stava studiando un altro, messo a punto da Mm: «Era sul nostro tavolo e lo avremmo portato avanti. Cosa vuole farne Pisapia? Lo finanzierà? Farà finta di non averlo? Metterà un’altra tassa?».
È comunque chiaro a tutti che il problema va risolto e che il Seveso non può straripare a ogni nubifragio. L’altra sera per rimettere tutto a posto e far defluire l’acqua nei tombini, le squadre dell’Amsa hanno dovuto lavorare per ore. Il primo intervento, a partire da mezzanotte e mezza, è stato effettuato con 8 squadre Amsa, con 2 automezzi spurgopozzetti e 17 risorse operative: gli interventi più complicati sono stati effettuati fra viale Sarca e via Arbe, completamente allagato e con una decina di automobili bloccate. Gli automezzi hanno operato con idrovore per far defluire l’acqua, mentre con alcune auto spazza-lavatrici si è cominciato a ripulire le strade da fango e detriti. «I primi interventi di emergenza - spiega l’assessore Marco Granelli, con delega alla Protezione civile - sono stati dedicati a impedire l’accesso nelle zone alle auto e di salvare alcuni automobilisti, una decina, che erano rimasti bloccati nelle loro vetture. Poi, alle 4 del mattino, sono entrati in azione i mezzi per incominciare a pulire le strade dal fango e dai detriti».
Dalle 6 del mattino sono salite a diciassette le squadre al lavoro, più tre dedicate allo spurgo.

Alle dieci di stamani se ne sono unite altre 9 coordinate dalla task force di Palazzo Marino.
Scene viste e riviste a Milano ma che presto potrebbero essere evitate grazie alla costruzione di speciali vasche che raccoglierebbero l’acqua esondata impendendo che si riversi per strada.

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