La sfida di Lippi: battere l’Italia dei disfattisti

"Di noi non vi frega niente": lo sfogo del ct prima della gara con la Georgia Eppure le partite di oggi e mercoledì decideranno la qualificazione mondiale

La sfida di Lippi:  battere l’Italia dei disfattisti

La rabbia e l'orgoglio. A leggere l'ultima intemerata di Marcello Lippi pronunciata appena ammesso piede in terra di Georgia, verrebbe da pensare al capolavoro di Oriana Fallaci. Toscani entrambi, fumantini entrambi, fumatori accaniti entrambi e forse le affinità elettive sarebbero altre ancora, a voler approfondire. E invece è il caso di volare molto più basso e di fermarsi allo sfogo del Ct campione del mondo che è anche un modo molto antico e collaudato, efficace dal punto di vista della comunicazione, di dare una scossa all'ambiente azzurro volato da Coverciano a Tiblisi ieri mattina dopo giorni di stravaganti dibattiti, «Santon deve giocare nell'Inter» l'ultimo che ha provocato l'appuntita replica di Mourinho destinata a Cannavaro, capitano e leader del gruppo. «Di noi non frega niente a nessuno. In settimana si è parlato di Cassano, di Mourinho, di tutto meno di come gioca la Nazionale» la rincorsa di Lippi sembra presa dalla rassegna stampa settimanale della federcalcio ed è invece una tecnica elementare per rimettere tutto il club Italia in sintonia con l'evento, giornalisti al seguito ma anche calciatori attirati dai titoli dedicati al Milan società che fanno dire a Pirlo, anima candida, «no, Gheddafi, speriamo di no».
La rabbia di Lippi, sotto sotto, è giustificata. Nel breve volgere di qualche giorno, tra stasera a Tiblisi e mercoledì prossimo a Torino contro la Bulgaria, la sua Italia può fare il pienone di punti, sei, e piazzare l'ipoteca sulla qualificazione alla faccia del rendez-vous con il Trap, fissato per il 10 ottobre a Dublino (gli azzurri arriverebbero con 4 lunghezze di vantaggio, a disposizione la sfida finale con Cipro, passaporto per il Sud-Africa in tasca insomma). Non è perciò un passaggio indolore del girone di qualificazione: bisogna mettere pressione alla truppa e magari togliere dalla graticola il capitano Cannavaro, impigliato nella polemica frontale con quel briccone di Mourinho che gli ha risposto per le rime, a stretto giro di addetto stampa («lui non pensi a Santon, si preoccupi di Legrottaglie e Giovinco che non trovano posto nella Juve», tiè). Sotto la rabbia, c'è anche la preoccupazione del viaggio in Georgia dove la nazionale di Kaladze non vince un match di qualificazione da quattro anni ma dove imporsi non è proprio una passeggiata di salute. L'altra volta toccò a Di Natale far saltare la resistenza georgiana. «Cuper è uno che se la gioca fino all'ultimo» è l'ultima riflessione di Lippi passato subito dopo a solleticare l'orgoglio dei suoi restituiti allo schema più classico e tradizionale del 4-4-2 per evitare vuoti d'aria, con due ali inedite, Marchionni a destra e Camoranesi sul lato opposto a irrobustire il centrocampo, Iaquinta e Rossi i due guastatori lasciati lì davanti a collaudare il ritorno all'attività di Kaladze.
Dopo la rabbia, l'orgoglio, l'orgoglio del team campione del mondo maltrattato lungo la Confederations Cup ma adesso è un altro giorno e anche un altro rivale da affrontare. «Dobbiamo fare quadrato» è l'invito del comandante Lippi alle prese con l'altra polemica della settimana. La sua Italia è diventata una succursale della Juventus non per scelta ma per necessità, naturalmente. Ma vallo a spiegare a chi ha colto il dato statistico delle presenze bianconere per «sfottere» il viareggino. «Ci sono squadre con pochi italiani in campo, e non è solo l'Inter, c’è anche la Lazio per esempio e questo non va bene» la segnalazione del Ct. Vedrete tra qualche ora spunterà da qualche parte anche un intervento fumoso di Claudio Lotito, il presidente della Lazio e la «tarantella» continuerà fino a sera, all'ora della sfida che non è proprio una sfida qualunque. La Georgia è messa maluccio ma il calcio italiano è reduce da un solo allenamento (con la Svizzera) e due turni di campionato, troppo poco per scolpire una buona condizione di forma. A dispetto delle garanzie fornite dagli interessati, è il gol il principale cruccio di Lippi. Da quando Gilardino s'è piantato per strada, Toni è uscito di scena e Amauri tarda ad avere quel benedetto passaporto, i conti sono sempre in rosso. E Iaquinta, che ha già dato una bella spinta alla Juve, questa sera dovrebbe fare gli straordinari.