La sfida di vincere l’handicap dai primi vagiti al primo lavoro

La sfida di vincere l’handicap dai primi vagiti al primo lavoro

«Tracciare una strada che una persona può percorrere insieme alla famiglia dai primi mesi di vita fino all'età adulta, per combattere il ritardo intellettivo-cognitivo». A indicare la via è il personale medico del «Centro Boggiano Pico», attraverso servizi riabilitativi specifici per rispondere ai bisogni di un'ampia fascia dell'handicap minorile, anche della prima infanzia. Un centro tanto atteso, quanto importante per Genova e la Liguria, che spiega, perché la Fondazione Carige non abbia avuto dubbi sulla necessità di partecipare alla sua nascita, finanziando il progetto con due milioni di euro, confermando così la sua vocazione storica alla solidarietà. Fondi, - che uniti a quelli della Regione e della beneficenza - hanno permesso nel luglio del 2008 di aprire le porte della nuova struttura nel cuore di Marassi, in via Cellini 22, alle spalle dell'ex mercato ortofrutticolo. Costruito nel perimetro dell'istituto di Paverano del Piccolo Cottolengo di Don Orione, il «Boggiano Pico» ha così riempito un vuoto sociale importante, fornendo risposte anche ai neonati e a bambini molto piccoli, attraverso servizi specialistici nell'ambito delle patologie neurologiche e delle malattie rare.
«La nostra mission - spiega Federico Astengo, coordinatore sanitario del Piccolo Cottolengo - era compatibile con gli scopi della Fondazione Garige, che ha immediatamente “sposato” il nostro progetto, permettendo di servire una nuova utenza che il territorio necessitava». E i numeri parlano chiaro: centocinquanta i bambini e adolescenti seguiti negli ambulatori e ventidue i ragazzi che «transitano» nel centro diurno. Il cuore pulsante dell'organizzazione del centro - convenzionato e accreditato con l'Asl da primo agosto del 2009 - resta infatti la parte ambulatoriale con centinaia di prestazioni giornaliere. Diciassette stanze di terapia, tutte rigorosamente colorate per non ospedalizzare l'ambiente; una sala medica; una palestra, una stanza per le consulenze alle famiglie, una piccola cappella, una reception e spazi dedicati ai servizi, dove lavorano medici specialisti nell'area neuropsichiatrica, logopedia, psicomotoria e neurologica. Altro punto di forza è il centro diurno, dove si muovono i ragazzi più grandi (dai diciotto anni in su), che lavorano alla loro integrazione sociale e lavorativa. La cucina didattica, i laboratori, le sale d'incontro, e al piano di sopra il tetto trasformato in un capo sportivo, sono gli spazi utilizzati, per portare avanti percorsi individuali e collettivi di integrazione nell'ambito scolastico, sociale e professionale. Obiettivo è, e resta, quello di migliorare la qualità della vita dei ragazzi, prima bambini e poi giovani adulti. Così come ampiamente ribadito dal coordinatore scientifico Aldo Moretti, dal direttore sanitario Manuela Barisione e dal responsabile medico-gestionale Federica Botta. Insieme per sottolineare: «La presa a carico precoce del bimbo, il continuo affiancamento per l'integrazione scolastica e la formazione professionale da monitorare, rendono il ragazzo meno solo, che non viene mai abbandonato a se stesso, anche quando si tratta di affrontare stage, borse di lavoro e l'entrata in azienda. Processi sequenziali, da seguire per renderli più sicuri». «La popolazione servita in questa struttura - aggiunge Moretti in campo dal 1971, è quello di vedere il ritardo mentale di tipo medio, medio grave o grave, su base varia. Ma oggi stiamo servendo, perché c'è un'emergenza di risposte, anche situazioni che non riguardano soltanto il ritardo. Questo significa che se molti bambini non venivano presi in tempo, avrebbero rischiato di non avere più quei benefici in età avanzata». Gli interventi che il «Boggiano Pico» (l'avvocato di Savona, che ha dato il nome al centro; sempre vicino a Don Orione, con i suoi interventi a favore della Piccola Opera della Divina Provvidenza, lo hanno portato ad essere definito come il terzo fondatore, dopo Don Sterpi e naturalmente Don Orione), sono infatti diretti a tutta quella serie di necessità riabilitative attraverso nuovi strumenti di diagnostica. «Sino a qualche anno fa - spiega Moretti - la riabilitazione prevedeva un'entrata in età più avanzata, ossia quella scolare; e quindi un grosso mix tra assistenza e riabilitazione. Oggi attraverso una diagnostica più precoce, e cambiando una cultura di base di tutti, con strumenti diversi è emerso sempre di più, l'esigenza di potenziare le attività riabilitative in ambito ambulatoriale e semiresidenziali. Questo vuol dire maggiori coperture, a tutti quei bambini che ci vengono segnalati dalla Asl, dal Gaslini, dal Galliera, dai pediatri di libera scelta e dai centri di genetica. Significa soprattutto poterli prendere a carico e seguirli fino all'età adulta, attraverso un percorso condiviso con le loro famiglie».

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