In queste settimane la riduzione dei trasferimenti alle Regioni e agli Enti locali, decisi con la manovra finanziaria, hanno tenuto banco. Restituzione delle deleghe; riduzione dei servizi ai cittadini; maggior federalismo. Tutti concetti utilizzati nel confronto con il ministro Tremonti.
Esigenze di bilancio e impegni assunti in sede comunitaria hanno però avuto la meglio e, pur se qualche modifica è stata introdotta, il governo sta portando a casa il risultato prefissato. Una considerazione va fatta su come il denaro pubblico è stato utilizzato in questi anni. Ora il tempo delle vacche grasse è terminato e bisogna che il concetto del buon padre di famiglia torni a essere il principio guida per tutti gli amministratori pubblici.
Assumendo a riferimento i due elementi più significativi dei bilanci delle regioni, ovvero la sanità e il trasporto pubblico locale, Conftrasporto prova a indicare strade per possibili riduzioni di spesa. Siamo certi che una gestione logistica nella sanità potrebbe produrre risparmi significativi sia in termine di sprechi sia sugli acquisti effettuati dalle aziende ospedaliere. Due le strade: parametri di riferimento e rifornimenti legati al solo utilizzo. Gli immobilizzi e gli sprechi si ridurrebbero.
Il trasporto pubblico locale, voce rilevante nei bilanci regionali, può generare ulteriori risparmi. La strada, più volte annunciata, e mai percorsa, è la privatizzazione.
In alcune città laddove i servizi sono affidati a imprese private i risultati si commentano da soli. Per ogni chilometro il costo sostenuto, a parità di qualità, da unimpresa privata è pari a tre euro. Le aziende pubbliche arrivano anche al doppio. Anziché lamentarsi, le forze politiche e i sindacati dei lavoratori (una delle voci principali per gli elevati costi è la produttività dei dipendenti) dovrebbero avere il coraggio di affrontare seriamente, senza che i lavoratori abbiano a subire riduzioni di retribuzione, la privatizzazione.
Sono indubbiamente argomenti spinosi, ma chi ha il compito di amministrare la cosa pubblica deve avere anche la capacità di mettersi in gioco nellinteresse della collettività. La domanda è se un simile cambiamento ideologico sia sostenibile. Ma di fronte alla inderogabile esigenza di diminuire la spesa pubblica, se non si vuole incorrere nelle medesime situazioni di altri Paesi europei, occorre affrontare i nodi principali.
Oggi leconomia italiana subisce le conseguenze di non aver saputo sostenere la necessità di opere pubbliche infrastrutturali nel passato e paga la mancata scelta di non agire come sistema. Ogni sindaco, o autorità di governo (il sindaco di Messina è lultimo esempio) di fronte a problemi di traffico emana un divieto non rendendosi conto che le conseguenze finiscono per scaricarsi sui comuni limitrofi e sulla competitività. Così si va verso lo sfascio.
Occorre, e rapidamente, un commissario straordinario con poteri di intervento per ricondurre a un unico soggetto le scelte e decisioni in tema di mobilità e ambientali. I poteri delle amministrazioni locali non possono essere disgiunti da un disegno razionale della mobilità.
Nei prossimi mesi i segnali economici confermano che la produzione aumenterà. Causa la crisi, nel frattempo, il sistema di produrre è mutato. Il tempo di immobilizzo delle merci è passato da quattro a due giorni e ha determinato un incremento del traffico pesante tornato ai livelli della pre-crisi. Questo significa che con laumento della produzione il tema della mobilità e dellambiente diverrà drammatico, ma la risposta non può essere emotiva, locale e penalizzante per leconomia. La risposta tocca al Governo ma anche alle forze politiche che devono saper dare risposte al Paese, evitando di avvitarsi in dibattiti logori e inutili, per affrontare le vere questioni essenziali.
* presidente nazionale di Fai Conftrasporto