Si mette a pregare sull’aereo Scambiato per un terrorista

La consolazione è che, almeno a bordo, si reagisce con prontezza. Il lato negativo è la psicosi da terrorismo che si sta, sempre più, spargendo fra chi prende l’aereo. L’ultimo caso, ieri, è stato niente di più e niente di meno che un clamoroso equivoco, che però ha costretto un volo della Us Airways a fermarsi. E tutto per colpa di una preghiera.
Per una volta, tuttavia, l’indice non è puntato contro l’Islam, come nel fallito attentato su un volo diretto a Detroit lo scorso Natale, quanto piuttosto contro un ebreo ortodosso e tradizionalista. La cui unica colpa è stata, appunto, di aver pregato. L’uomo aveva fatto scattare l’allarme a bordo perché aveva legato a sé un oggetto scambiato per un possibile ordigno, ma che in realtà è un oggetto tipico della tradizione ebraica ortodossa: i “tefillin”, o filatteri, due piccoli astucci quadrati in cuoio ricavati da un animale kasher, cioè puro, fissati con cinghie, che i fedeli portano durante la preghiera del mattino chiamata Shachrit.
E così tutto questo si è trasformato in un nuovo, falso allarme bomba pronto a causare disagi negli aeroporti. Il volo Us Airways 3079, infatti, invece di proseguire il suo viaggio, da New York a Louisville, Kentucky, è stato dirottato su Philadelphia. Il fatto è stato confermato da Christine O’Brien, portavoce del dipartimento di polizia della città americana, che ha raccontato che «qualcuno, sull’aereo, lo ha scambiato per un qualche tipo di ordigno».
Subito dopo l’atterraggio di emergenza, il velivolo è stato circondato dagli agenti della sicurezza interna e dalle squadre specializzate nel ritrovamento di ordigni. Ma poi l’equivoco è stato chiarito, e i passeggeri, passata la paura, sono stati trasferiti su un altro volo che li ha portati a destinazione. Tutti quanti, visto che l’uomo scambiato per un attentatore non è stato fermato né incriminato per nessun reato.
Una sorte più fortunata di quella toccata allo studente cinese che aveva oltrepassato i controlli di sicurezza, sgattaiolando nella zona degli arrivi, con il solo, romantico, obiettivo di baciare la fidanzata. Una volta rintracciato dagli agenti, infatti, è stato portato davanti ad un giudice, che ora potrebbe comminargli una salata multa.
E chissà se una sorte simile potrebbe toccare all’uomo che due giorni fa ha bloccato per tre ore l’aeroporto di Monaco. Anche nel suo caso, però, probabilmente tutto finirà in un nulla di fatto: le autorità, infatti, hanno ammesso di aver commesso diversi errori nella gestione del presunto allarme bomba che ha portato alla chiusura del terminal 2 dello scalo. Per rimarcarlo è sceso in campo addirittura il presidente della Baviera settentrionale, Cristoph Hillenbrand, che ha puntato il dito contro il personale addetto ai controlli di sicurezza dei passeggeri. «I responsabili avrebbero dovuto fermare subito l’uomo sospetto e informare prima la polizia», ha tuonato. Tanto più che, a differenza delle prime ricostruzioni, è emerso che l’uomo sospetto non è fuggito, ma si è allontanato «a una velocità normale», suffragando l’ipotesi che egli ritenesse semplicemente concluso il suo controllo.
Equivoci e falsi allarmi sono comunque destinati a influire sull’adozione dei “body scanner”. L’Europa si muove infatti in ordine sparso. Ieri al vertice Ue di Toledo non è stata presa una posizione comune: Gran Bretagna e Olanda li hanno già installati, Francia e Italia vanno avanti con la sperimentazione, la Germania e i Paesi nordici sono invece contrari.
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