Siamo figli (infelici) delle stelle

Battiato passa da Alan Sorrenti a Gurdjieff. Ma l'unico inimitabile è proprio lui

Siamo figli (infelici) delle stelle

Ricordo la prima volta che ho visto Franco Battiato. Avevo dieci anni. Era una domenica del 1981. Si pranzava da mia nonna, al quarto piano. La mia famiglia abitava al primo piano dello stesso palazzo, a Cremona. Mia madre ancora abita lì. Mio padre è morto. Mio fratello fa l'avvocato e vive non lontano dal Po. Ma all'epoca eravamo tutti assieme davanti al televisore. Guardavamo una specie di hit parade o forse Domenica in. Comunque parte uno strano video con questo cantante con un nasone pazzesco che recita una filastrocca. Rimango ipnotizzato pur senza capire una parola. Mio fratello, che ha otto anni più di me, spiega: è un artista famoso, si chiama Franco Battiato. Ho cominciato molto presto ad acquistare dischi, all'inizio avevo solo un mangiacassette. Al mercato, davanti alla scuola dove molti anni più tardi avrei insegnato, chiesi a mia madre il nastro di Tattoo You dei Rolling Stones. Lei mi comprò Se mi lasci non vale di Julio Iglesias, giudicando gli Stones inadatti alla mia età. Lascereste uscire dal mercato un figlio di dieci anni con una cassetta dei Rolling in mano? Lei no. La prima paghetta però fu investita in Tattoo You e subito dopo dall'album del cantante col nasone, La voce del padrone di Franco Battiato.

Quella filastrocca era Bandiera bianca. Ancora oggi quando entra la chitarra di Alberto Radius mi viene voglia di fare la rivoluzione. La canzone parla di arrendersi all'idiozia del mondo ma Battiato nega per affermare. Nessuno ci obbliga a essere idioti come il mondo. Solo i santi e i mistici possono restarne fuori. Tutti gli altri devono scegliere come, se e quando assecondare il proprio tempo. A ognuno le sue risposte, anzi: il proprio centro di gravità (più o meno) permanente. I tempi stanno per cambiare dice Bandiera bianca. Cosa significa?

Battiato nella Voce del padrone sfodera un gigantesco ventaglio di riferimenti, nella sola Bandiera bianca si passa da Tutte le mamme del mondo di Gino Latilla (1954) a Theodor Adorno, passando per L'ultima ora di Venezia (1849), poesia patriottica di Arnaldo Fusinato, da cui arrivano proprio i versi chiave: «Sul ponte sventola / bandiera bianca». Di certo Battiato ha coltivato un tipo di cultura esoterica molto precisa: a lungo mi sono chiesto cosa fosse l'Era del cinghiale bianco, titolo di un altro album memorabile. Poi ho letto in un libro sulle saghe celtiche e norrene che il cinghiale è simbolo della forza dello spirito contrapposto all'orso, simbolo del potere temporale. Ma il cinghiale bianco appartiene anche alla tradizione indù e indica appunto un'era di conoscenza spirituale. A lungo mi sono chiesto chi fosse quel Re del mondo a cui Battiato ha dedicato una canzone magnifica (figura in due album, è dunque importante). Poi ho trovato un libro di René Guénon. Si intitola Il Re del mondo e racconta una leggenda orientale così antica da risalire all'alba dell'umanità. Raccontarla ci porterebbe troppo lontano. Basterà sapere che anche qui Battiato allude al sapere spirituale degli iniziati. Chiariamo: sette e idiozie simili non c'entrano assolutamente niente. C'entra l'insieme di saperi e di autori che si indicano, in generale, come Tradizione. Per farvi un'idea potete sfogliare il catalogo storico di Adelphi. Non a caso fu l'editore Roberto Calasso a indirizzare Battiato verso i seminari milanesi di Henri Thomasson, allievo diretto del mistico e filosofo armeno Georges Gurdjieff, che spiegò a noi occidentali una parte del grande pensiero orientale.

Il titolo, La voce del padrone, allude all'omonima casa discografica ma è una citazione da Gurdjieff, secondo il quale un uomo è composto di quattro corpi. Il quarto, il più elevato, è l'Io, la coscienza, la volontà: un padrone che impartisce ordini attraverso la voce. Il centro di gravità permanente è un'altra idea di Gurdjieff, che definiva in questo modo la ricerca di un punto di vista autentico, slegato dagli avvenimenti esterni. Segnali di vita poi è un florilegio tratto dal pensatore armeno: «Si sente il bisogno di una propria evoluzione / sganciata dalle regole comuni / da questa falsa personalità».

Bandiera bianca è un concentrato di imbecillità grandi e piccole. «Siamo figli delle stelle / pronipoti di sua maestà il denaro» sono i due versi più importanti. «Cercata la possessione, la triplicazione dei beni, il benessere, selezionata la materia, meditato solo sul rapporto tra quantità, goduto dell'inventato non dello scoperto, fu speculato sulle stelle e creato un ordine secondo un'etica ingorda e preservatrice della forma». Questo si legge in un articolo della rivista Yoga pubblicata nella Fiume dannunziana da Guido Keller e Giovanni Comisso. Era il 1920. Battiato non credo la conosca, se ne conservano pochissime copie. Però dice bene quale fosse il pensiero del gruppo di reazionari/rivoluzionari che diedero vita all'Impresa di Fiume con un occhio a Oriente. Secondo me spiega anche i versi di Battiato. Per completare il quadro aggiungiamo un'altra citazione da Yoga, in aria di anarchia: «Il gladiatore antico era schiavo, dava la sua misera vita a sollazzo per i suoi sfruttatori... che cosa fai tu, che cosa sei tu, operaio, nella officina? Sei uno schiavo di una macchina. Dotato dalla natura dell'intelligenza di un dio e della bellezza degli angeli, ti sei abbassato a servire una macchina». Insomma: siamo «figli delle stelle / pronipoti di sua maestà il denaro». Simile è anche la concezione del progresso. Ecco Up Patriots to Arms, un altro capolavoro di Battiato: «Le barricate in piazza le fai per conto della borghesia / Che crea falsi miti di progresso».

Battiato è un maestro anche nell'uso del sarcasmo. Bandiera bianca allude al successo discomusic di Alan Sorrenti, Figli delle stelle e questo particolare accresce la carica trasgressiva delle sue parole. La rivoluzione non è solo politica e non si fa con le pistole, questo si dice in Bandiera bianca. Il 1981 era l'era del piombo e del terrorismo. Battiato alzava Bandiera bianca e andava a Oriente verso Orizzonti perduti e Mondi lontanissimi. Alla ricerca di una rivoluzione interiore.

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