Il sindaco pd di Bari Emiliano difende il premier: "Non deve rispondere di nulla"

Il sindaco Pd di Bari: "In una materia così delicata, adesso bisogna dare un segno di pacificazione nazionale"

nostro inviato a Bari

La procura di Bari indaga su come sia finito sui giornali un documento che era conservato solo a palazzo di giustizia, Berlusconi viene tirato di nuovo in ballo per le feste a palazzo Grazioli, e a difendere il premier arriva a sorpresa la voce del sindaco del capoluogo pugliese, Michele Emiliano. Dopo la pubblicazione del verbale di interrogatorio di Gianpaolo Tarantini sul Corriere della Sera di ieri, il pm Scelsi apre un fascicolo sulla fuga di notizie, e notifica alla sede del dorso barese del quotidiano un ordine di esibizione di quel documento coperto da segreto istruttorio.
Comincia con un bell’intoppo il primo giorno barese del nuovo procuratore capo Antonio Laudati. Il nuovo gossip rosa che riguarda il premier, infatti, arriva a ridosso della venuta di Berlusconi nel capoluogo pugliese, sabato per l’inaugurazione della Fiera del Levante. E ad alimentare la polemica sul mistero di quelle carte finite in prima pagina c’è la denuncia dei legali di Tarantini, Nicola Quaranta e Nico D’Ascola. Non avevano nemmeno fatto richiesta di copia di quel verbale, e dunque puntano il dito sulle stanze della procura per la fuga di notizie. Quaranta, tra l’altro, già martedì sera avrebbe telefonato a Scelsi per metterlo al corrente di voci sull’imminente pubblicazione di atti segretati. «Il problema è interno all’ufficio del pm, che include ovviamente anche la polizia giudiziaria che collabora alle indagini», sintetizza nel suo intervento di benvenuto a Laudati il presidente della Camera penale di Bari, Egidio Sarno. E proprio il neoprocuratore capo lamenta il «danno enorme» sia per le indagini che per la privacy dei cittadini.
Intanto in municipio il primo cittadino, Emiliano, convoca i giornalisti. All’ordine del giorno le precisazioni sui suoi rapporti con Tarantini, che in un’intercettazione sostiene che nel 2004 il sindaco sarebbe andato a casa sua per chiedergli una mano per le elezioni. Emiliano chiarisce: Tarantini non appoggiava me, ma il candidato del centrodestra. Insomma, è un millantatore, e «nel raccontare questo episodio inventa come può inventare un bambino che racconta del suo coniglione Harvey». Idem per la cena alla Pignata pagata da Tarantini, con dirigenti sanitari ed esponenti del Pd, a cui parteciparono proprio Emiliano e D’Alema. Il sindaco spiega di non avere «commensalità abituale» con l’imprenditore: andò a quella cena su richiesta di D’Alema che era in ritardo, e che quando Tarantini gli si presentò, lui che l’aveva già indagato raggelò e decise di aspettare il politico pugliese per portarlo via al più presto. «Coi Tarantini – taglia corto - l’unico legame che ho è avere fin dal 2001, come pm, già individuato il meccanismo delittuoso e la pratica che avevano messo a punto per promuovere il loro business».
L’inchiesta passò dalla Dda alla procura ordinaria. Perché in 8 anni nessuno abbia fermato Tarantini, spiega Emiliano, «me lo domando anche io». Poi, fuochi di artificio. Prima una stoccata a Vendola, con la rivelazione di aver suggerito al governatore, nel 2007, di togliere all’ex assessore regionale alla Sanità Tedesco quella delega, e allo stesso senatore del Pd, invitato a riflettere sulle dimissioni da parlamentare.
Infine, la difesa del premier: «In una materia così delicata, dove parliamo della vita anche privata delle più alte istituzioni dello Stato, occorre un segnale di pacificazione nazionale. Non è possibile – tuona Emiliano – che il presidente del Consiglio dovunque vada sia obbligato a dar conto anche alla stampa estera di fatti sui quali non solo le indagini non sono completate, ma rispetto ai quali egli non riveste il ruolo di indagato».