Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 13:34
In evidenzaAggiornato alle ore 13:34
Politica

Sinistra in isteria No Cav
Ora Repubblica è gelosa
di Santoro e Travaglio

Scricchiola l'asse tra il quotidiano-partuito r il tribunale mediatico di Annozero. Sulla prima pagina del giornale di Ezio Mauro ieri neanche una riga per annunciare la sfilata pro giudici organizzata dal conduttore

Roma - Scricchiola l’asse Anno­zero­ Repubblica . Il protago­nismo di «Michele chi?» ini­zia a divenire indigesto ai pia­ni alti di largo Fochetti. Un esempio? Ieri la prima pagi­na del quotidiano diretto da Ezio Mauro ignorava la nuo­va crociata di Santoro in dife­sa dei giudici. Venerdì, nel corso di un’affollata confe­renza stampa, il giornalista te­levisivo aveva, infatti, annun­ciato una manifestazione per il 13 febbraio prossimo da­vanti al Tribunale di Milano. Scopo? Ovviamente urlare ai quattro venti il suo appoggio all’operato dei giudici che hanno messo in piedi il cosid­detto «Rubygate». Ma soprat­tutto fare ombra a quella che Mario Giordano su queste pa­gine ha già ribattezzato il Ber­lusconi pride , in programma - guarda caso - lo stesso gior­no.

Come mai il quotidiano Re­pubblica evita di cavalcare l’ultima provocazione anti­berlusconiana, limitandosi a un sintetico sommario nel­l’articolo di pagina 14 del nu­mero ieri in edicola, dedicato alla diatriba che si è scatena­ta all’interno stesso del­l’Agcom sull’ultima puntata di Annozero ?Perché l’iniziati­va di Santoro fa meno «rumo­re» del generico appello lan­ciato pochi giorni fa dal cardi­nale Angelo Bagnasco a no­me della Conferenza episco­pale italiana?

Forse è proprio la discesa in campo degli ormai ex gior­nalisti Marco Travaglio e Mi­chele Santoro a lasciare per­plessi e freddi i piani alti del giornale fondato da Eugenio Scalfari.L’idea di una manife­stazione di piazza ( sorta di ou­ting politico per chi fino a ieri si trincerava dietro l’impar­zialità del diritto di cronaca) sembra un cambio di passo inadatto al lento ma inesora­bile martellamento mediati­co proposto da Ezio Mauro e compagni.

Insomma da un lato il giaco­bi­nismo giudiziario interpre­tato da Marco Travaglio e dal Fatto quotidiano,dall’altro il moralismo benpensante del quotidiano fondato da Scalfa­ri, bandiera di una sinistra che si crede austera e liberta­ria anche quando fa un uso a dir poco proditorio della go­gna mediatica.

Da ieri, quindi, il partito pro-giudici (e quindi, per faci­le equazione, antiberlusco­niano) si è sdoppiato. Gli schieramenti si sono divisi. Ognuno ora indossa la ma­glia sociale della propria squadra. Ad ognuno viene af­fidato un ruolo ben definito. Da un lato Repubblica dall’al­tro Annozero e il Fatto quoti­diano ; da un lato Saviano e dall’altro Santoro e Trava­glio. I più maliziosi vedono nel raffreddarsi dei rapporti con l’anchorman di RaiDue una difesa a oltranza (e forse disperata) della soluzione po­litica. Santoro a largo Biagi può oscurare le deboli e que­rule indignazioni di Bersani e Vendola. Ne è convinto an­che il ministro della Difesa Ignazio La Russa. La manife­stazione davanti al Palazzo di Giustizia è - secondo l’espo­nente del Pdl- il «sintomo del vuoto dell’opposizione». Quando i leader del centrosi­nistra devono affidare a un giornalista televisivo la rap­presentanza di un’area politi­ca significa che qualcosa non funziona. «Santoro - conclu­de La Russa - trova spazio nel vuoto pneumatico dell’oppo­sizione e fa valere la sua de­magogia».

Ne è convito, probabilmen­te, anche Antonio Di Pietro, visto che è l’unico leader del centrosinistra ad essersi af­frettato a schierarsi con «Mi­chele chi?», tanto da annun­ciare la sua presenza davanti a quello che fu - ai tempi di Tangentopoli - il suo ufficio. E che è stata anche la ribalta dalla quale è partita la sua car­riera politica. Meglio quindi mettere in prima pagina il richiamo del­l’ennesima lettera di Walter Veltroni, piuttosto che favori­re (o pubblicizzare) l’ultima idea-provocazione di Santo­ro. Veltroni non fa nomi, non cita dati, non dà appunta­menti precisi. Parla di una manifestazione diffusa e non faziosa come quelle di Berlu­sconi e Santoro. Un momen­to di aggregazione per scon­figgere la paura del domani. Insomma roba poco concre­ta ma di facile effetto retori­co. Questo si può mettere in vetrina. Il Santoro-day no. E pazienza se tra le fila dei cro­ciati santoriani figura anche Barbara Spinelli, da poco rientrata all’ovile di Barbapa­pà- Scalfari con salve di giubi­lo a­i soliti piani alti di largo Fo­chetti.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.