La sinistra si divide già: allearsi con il Terzo Polo o imbarcare gli estremisti?

Bersani festeggia ma non si accorge che la spinta arriva dall'estrema sinistra. Sempre più determinanti Idv, Sel e grillini: presentano tutti il conto...

La sinistra si divide già: 
allearsi con il Terzo Polo 
o imbarcare gli estremisti?

Roma - Il vero Terzo Polo? Sul piano numerico, è una vasta aggregazione alla sinistra del Pd composta da Vendola, Di Pietro e Grillo. Non erano ancora usciti i risultati definitivi che Pier Luigi Bersani teneva una conferenza stampa per dire quanto fosse stato bravo il Partito democratico e che batosta avesse preso il centrodestra. A conti fatti, però, il Pd esce dalle elezioni ancor più vincolato di prima. Il Sel di Nichi Vendola, i dipietristi e i grillini rosicano via voti al centrosinistra e spostano l'asse della coalizione su posizioni più estreme. 

Non passa molto che già gli alleati arrivano a battere cassa. D'altra parte, nella seconda e terza città d’Italia i candidati che sfidano il centrodestra non sono del Pd ma appartengono all’estrema sinistra: Pisapia a Milano e De Magistris a Napoli. E il loro intento è far fuori quello spiraglio di dialogo con il Terzo Polo e di evitare che il centrosinistra si sposti su posizioni più moderate. Per il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, il Pd non è stato in grado di "costruire una alternativa". Ora che i vari Vendola e Di Pietro hanno percentuali più significative, possono chiedere a Bersani maggiore attenzione. Emblematico il commento del governatore pugliese: "Con la sinistra che sta più a sinistra del Pd si vince e anche bene". Insomma, è il ragionamento di Vendola, se il Pd vuole trionfare deve issare la bandiera rossa e marciare contro il berlusconismo. Per il leader del Sel, infatti, è cambiato il vento: "Adesso soffia una brezza di pulizia, cambiamento e ribellione nei confronti della cifra di volgarità che ha toccato picchi sublimi in questa campagna elettorale".

La sinistra radicale punta a essere l'alternativa. Alternativa a che cosa? A Silvio Berlusconi. E per farlo deve radicalizzare lo scontro e portare il proprio elettorato più a sinistra possibile.

"Bersani fidati, l’alternativa si fa con noi", spiega Vendola in una intervista a Repubblica. "Spero che sia il carburante per un nuovo centrosinistra credibile, affidabile e praticabile: quello che ha auspicato Napolitano", continua Vendola spiegando che "è saltata la camicia di forza che teneva imbrigliato il paese". E' la famosa rivolta che la sinistra radicale va auspicando ormai da anni. Vendola parla addirittura di "disobbedienza civile a una democrazia autoritaria". "Il berlusconismo prende uno schiaffo forse fatale, nonostante il centrosinistra nel paese non sia ancora quello che deve essere. Il centrosinistra va tutto costruito", conclude Vendola invitando Bersani a "non avere paura" a spingere la coalizione più a sinistra.  Appunto.

Di "discontinuità" ha voglia anche l'Italia dei Valori. Gongolando per il risultato ottenuto a Napoli con Luigi De Magistris - risultato che ha messo all'angolo il candidato del Pd - Di Pietro intende farsi "promotore di un’alleanza non di estrema sinistra ma di estrema legalità e trasparenza nella gestione della cosa pubblica". Più in generale, Di Pietro ha sottolineato che "parte da Napoli e da Milano la costruzione di un’alternativa al modello piduista di governo che Berlusconi ha portato avanti finora". Ai prossimi appuntamenti, Di Pietro si propone di "completare questa fase del berlusconinsmo". Per farlo, però, ha bisogno del sostegno di tutta l'armata brancaleone. Ma già a Milano i grillini hanno fatto sapere che non daranno indicazioni di voto.

Stretto tra Di Pietro, grillini e Vendola Bersani è costretto a scegliere tra il diavolo e l'acqua santa. "Che futuro c’è - si chiede Massimo Cacciari - per chi ha come alleati essenziali Vendola e Di Pietro?". Proprio a Milano il sindaco di Venezia guarda con preoccupazione: "Se il Pd pensa di aver vinto, perderemo". "Pisapia dovrà circondarsi di persone, a partire da Boeri, rassicuranti per i moderati - avverte Cacciari - aprire un canale privilegiato con Palmeri più che con il nuovo polo".

Purtroppo per il Pd, proprio a Milano (nella moderata Milano) sono stati determinanti i voti del Sel (4,7%) e del cartello delle sinistre (3,1%) che confermano i voti presi dall’ala radicale nel 2006 ma a cui si aggiunge la buona performance della lista civica di Pisapia (3,86%). Non sono voti democratici. E non è certo sotto il vessillo democratico il futuro di Bersani e del Pd.

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