Snowden ha letto bene Ayn Rand...

Nell'ultimo film di Oliver Stone la storia di Edward Snowden è rappresentata con una sfumatura libertaria, liberale, che non era garantita

Snowden ha letto bene Ayn Rand...

Ad un certo punto il giovane informatico viene interrogato, da quello che poi sarà il suo istruttore alla Cia. «Altre influenze?». Edward Snowden dice sorridendo: «Star Wars ma soprattutto Ayn Rand». E il boss dei servizi segreti cita una delle frasi mitiche di Atlas Shrugged (il romanzo di Ayn Rand uscito nel 1958 in Italia col titolo La rivolta di Atlante): «One man can stop the motor of the world». «Un uomo solo può fermare il motore del mondo», nel senso del più puro individualismo randiano. Si tratta di una delle scene iniziali dell'ultimo film di Oliver Stone, Snowden appunto. Il regista di JFK e Platoon. Sì certo, non è un libro. E in questa rubrica ci occupiamo in genere di carta stampata. Ma vorremmo fare uno strappo alla regola e questa settimana consigliamo decisamente di vedere questo film (le sue qualità cinematografiche le ha già illustrate bene Maurizio Acerbi).

La storia di Snowden è rappresentata con una sfumatura libertaria, liberale, che non era garantita. Il giovane informatico ha sempre pensato di difendere la sua patria, l'America, ma ha sempre ritenuto che ci siano comunque delle regole da rispettare, dei limiti. Un tema simile lo ha posto, in un libro che proprio in questa rubrichetta abbiamo recensito, il candidato alla presidenza americana, Ron Paul. Il caso Snowden riguarda marginalmente la nuova frontiera della libertà di stampa, che non passa più solo dai caratteri impressi sulla carta. Nella sua essenza interessa invece il confine tra sicurezza e libertà. Tra prevenzione del crimine e privacy. Il film di Stone vi racconta non un mondo fantascientifico, ma l'America post 11 settembre. Quell'America che, choccata, aveva intrapreso in modo illegale controlli a tappeto disposti dall'intelligence di Bush e che poi l'amministrazione di Obama ha di fatto istituzionalizzato. Snowden è considerato dalle giurisdizioni americane, Obama in testa, un traditore e rischia grosso.

L'informatico della Cia in realtà ha messo in gioco se stesso, la sua vita, e persino le sue convinzioni patriottiche, per fermare il motore di un gigantesco meccanismo che con la scusa di combattere il terrorismo ha rischiato di sconfiggere le nostre più intime libertà.

C'è chi da quel giorno mette un pezzo di scotch davanti alla telecamera di ogni suo telefonino o tablet. Paranoia? Andatelo a raccontare a Mark Zuckerberg, il superboss di Facebook, immortalato con il suo iMac incerottato per bene. Come uno Snowden qualsiasi.

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