Paolo Crepet, 75 anni, psichiatra prestigioso di origini «basagliane», ha una caratteristica: se ne infischia del politicamente corretto. Sempre diretto e dice solo quello che pensa
Abbiamo Visto nelle piazze episodi di violenza che coinvolgono soprattutto giovanissimi.
«Niente di nuovo. Questi ragazzi sono esattamente gli stessi che fanno seratona, bevono fino all’alba, fanno maranza e tutto il resto. C’è un mondo di dodicenni e tredicenni che noi abbiamo pensato bene di sdoganare e considerare adulti».
Che vuol dire sdoganare?
«Se uno a 13 anni fa sesso droga e rock and roll, le quattro di mattina, esce con la minicar, più il coltellino in tasca, e poi mena, e poi sfascia vuol dire che è un adulto. Noi glielo abbiamo permesso. Ora non ci stupiamo».
Sono ribelli?
«No. In piazza non vedo nessun ribelle. La rivolta è un’altra cosa».
Molti dicono: sono investiti da un disagio sociale
«Ma valà! Ma quale disagio sociale? Chi ha il disagio: quelli che vanno a prendere d’assalto i Footlocker e i rolex? Dire che son mossi dal disagio mi pare un modo di vedere le cose razziste nei confronti di quelli che davvero hanno il disagio sociale».
Loro invece chi sono?
«Non sono. Nient’altro li accomuna se non l’età. Non esistono i giovani: esiste un giovane, e poi un altro giovane e poi un altro giovane»
Quelli che sfondano le vetrine?
«Sono i casseur di sempre. L’unica differenza è Tik Tok. Ora alle tre di notte mentre bevi l’ultimo spritz ti dicono con tik tok: Vieni in questo posto alla tal ora a ritirare il passmontagna nero e la tutina griffata».
Si sentono protetti da un senso di impunità?
«Questo l’abbiamo voluto noi. Tutti. Perché noi abbiamo dato loro un pacchetto enorme di libertà senza alcuna responsabilità. Gli abbiamo detto: fai quello che vuoi e non ti preoccupare perché tanto hai lo zio avvocato».
Ha visto quella mamma, in Duomo, che faceva da mediatrice tra il corteo e la polizia?
«Figura indimenticabile. Terribile. Sono le mamme come lei le prime a non credere ai loro figli. E ad averli metaforicamente uccisi. Dicono agli agenti: Parlate con me che poi ci penso io a parlare con quel deficiente di mio figlio che non capisce niente» .
Lei dice che stiamo crescendo figli ebeti?
«Si. E siamo complici. E siamo contenti. Immagino quanti genitori avranno detto: Che brava quella mamma lì!».
Dia qualche consiglio a questi giovani.
«Vogliamo fare male al capitalismo digitale? Benissimo: allora non usiamo più i social per due mesi. Tutti. Crollerebbe Wall Street. E poi: da oggi non prendiamo più nessuna pizza dai street delivery. Per un anno. Vedrai, i risultati sarebbero clamorosi, e senza violenza».
Il buonismo è una rovina?
«Totale. Io sto sulle palle a tutti perché dico questo».
La protesta in Francia è partita dalla scuola. Qui da noi?
«Ci sono tutte le ragioni per protestare contro questa scuola. Le faccio un esempio: il registro elettronico. E’ una spada contro la libertà dei ragazzi. Una forma insopportabile di controllo. Comincino da li a protestare: escano tutti da scuola e dicano: non rientriamo finché non abolite il registro elettronico».
Lo faranno?
«A occhio, no».
