Cinque giorni per fare silenzio e trasmettere l'abitudine a esplorare il "Mistero". Per fermarsi. È l'intento di "Soul, il Festival della Spiritualità" con i suoi 70 appuntamenti diffusi, a ingresso libero, tenuti da più di 100 studiosi. Dal 18 al 22 marzo sullo sfondo di musei e chiese (per la prima volta come teatro di eventi compaiono la Scala e la chiesa di San Satiro). Dopo la "Meraviglia" e la "Fiducia", questa terza edizione promossa dall'Arcidiocesi e dall'Università Cattolica con il patrocinio del Comune, si intitola Mistero, il canto del mondo. Ci si può avvicinare al mistero con la letteratura, con la poesia, con la filosofia, con la scienza o con la psicoanalisi. "Oggi facciamo fatica a percepire il lato nascosto e non visibile della realtà perchè i sensi dello Spirito sono intorpiditi dalla società capitalistica e dall'abitudine al digitale" ha spiegato l'inventore del Festival Aurelio Mottola. L'incontro intitolato "Senza alcun dubbio" aprirà il Festival il 18 marzo alle 18 nell'Aula magna della Cattolica: lo scrittore spagnolo Javier Cercas dialogherà con Aurelio Mottola, uno dei promotori di Soul, partendo dal libro dello scrittore Il folle di Dio alla fine del mondo, dialogo fra un ateo e il Papa. Ad accompagnarli il violoncellista Issei Watanabe con due preludi delle suite di Bach.
Seguirà alle 21, in Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa, illuminata dall'installazione artistica di Dan Flavin, il concerto di canto gregoriano Cantare il mistero, a cura dell'Ensemble Audi Filia della Schola Gregoriana della Civica scuola di musica Abbado, diretto da Riccardo Zoia, all'organo Matteo Galli. Il palinsesto si concluderà il 22 alle 21.30 al Piccolo teatro con Un niente più grande, rito sonoro con Mariangela Gualtieri e la guida di Cesare Ronconi. C'è molto di cui parlare, dal rapporto fra bene e male e fra giustizia e colpa, a quello della morte, in un confronto con le varie religioni, e della malattia che abbraccia coraggio, paura e dignità. Ci si confronterà con il silenzio, con la propria relazione con la natura, con l'imponderabilità del futuro e con il bisogno umano di prevederlo.
L'arcivescovo Mario Delpini ha chiarito il senso delle cinque giornate spirituali: "Il silenzio è una pratica dimenticata che va riscoperta per non diventare una città di folli. La follia che insidia Milano è la frenesia che divora gli uomini e la follia è la diseguaglianza che non riesce a sentire responsabilità: ecco perchè c'è bisogno di silenzio e di musica, per non diventare la città del chiasso e della chiacchiera, del disturbarsi a vicenda. Il mistero è l'inquietudine di cui ha bisogno Milano per non vivere disperata". Tra le novità di quest'anno c'è l'incontro in Duomo con l'arcivescovo di Algeri, il cardinale Jean-Paul Vesco, accompagnato dagli strumenti dell'Orchestra del Mare. E poi le serate in Santa Maria presso San Satiro ispirate alla magia prospettica dell'abside del Bramante, i cicli di incontri dedicati ai Maestri dell'oltre - Rainer Maria Rilke, Emily Dickinson, Dino Campana e Wisawa Szymborska - e ai Maestri di mistero - Meister Eckhart e Carl Gustav Jung.
Il mistero diventa "un'occasione per
esplorare la dimensione spirituale dell'umanità, per lasciarsi sorprendere, per cercare insieme - ha aggiunto la rettrice dell'Università Cattolica Elena Beccalli -. Questo in fondo è anche lo spirito che anima un'università".