Sparisce il turismo. Scuole, caserme e prefetture nel mirino

RomaEnrico Bondi non assomiglia di certo alla Fata turchina, ma nel suo armamentario tecnico deve avere, oltre a un robustissimo paio di forbici, anche una bacchetta magica. Dovrà usarla, perché il governo gli chiede di predisporre un programma di tagli per la riduzione dei costi nella pubblica amministrazione che valga almeno 2 miliardi e cento milioni di euro, la metà dei 4,2 miliardi di tagli previsti nel decreto sulla spending review per il 2012. Non solo. Bondi dovrà presentare ogni mese una relazione sull’andamento del piano di risparmi.
Ieri, al commissario straordinario sono stati assegnati un ufficio al ministero dell’Economia, dove lo spazio non manca, e gli uffici tecnici ai quali potrà fare riferimento per ottenere cifre e informazioni: l’ispettorato della Funzione pubblica e la Ragioneria generale dello Stato. Bondi può chiedere documenti e informazioni a tutte le amministrazioni pubbliche e a tutte le società a totale partecipazione pubblica. Può anche disporre ispezioni. Della sua attività riferirà al governo, mentre sarà lo stesso Mario Monti, o un ministro delegato, a illustrare i progressi della spending review al Parlamento.
Il lavoro di Bondi si dovrebbe concentrare sui tagli immediati, per concorrere alla riduzione di 4,2 miliardi di spesa pubblica entro fine anno. La spesa «rivedibile» nel breve termine ammonta, secondo palazzo Chigi, a 80 miliardi di euro. Da questa cifra devono saltar fuori i 4,2 miliardi di tagli, che in ragione d’anno equivalgono a 7,2 miliardi di euro. In breve, bisogna ridurre il 9% della spesa rivedibile a breve. Nel medio periodo, la spesa rivedibile ammonta a 295 miliardi di euro, poco meno della metà del totale dei pagamenti pubblici. Ma è evidente che del medio periodo si occuperà qualcun altro, dopo Monti e Bondi.
Per il momento, si cercheranno risparmi attuabili con rapidità. Ad esempio, il governo avrebbe intenzione di chiudere il dipartimento per il Turismo presso la presidenza del Consiglio, accorpandolo nella sede del dipartimento per gli Affari regionali guidato da Piero Gnudi. L’obiettivo è di risparmiare qualcosa e guadagnare in efficienza. Ma la prospettiva di un ridimensionamento allarma gli operatori turistici, che invece preferirebbero un accorpamento con il ministero dell’Economia. Perplessità anche nel Pd.
Per questione di tempo, il grosso dei risparmi dovrà giungere dagli acquisti di beni e servizi da parte delle amministrazioni pubbliche. Ed è proprio questo il compito assegnato a Bondi. A loro volta, i singoli ministeri hanno tempo fino al 31 maggio per presentare i loro piani di risparmio. I ministeri «osservati speciali» sono quattro: Interno, Difesa, Trasporti, Istruzione. Si attendono risparmi dall’accorpamento delle prefetture, ma anche degli uffici di polizia e delle sedi dei vigili del fuoco. Nel mirino le sezioni distaccate dei tribunali, coinvolgendo 6-700 magistrati a 3.600 dipendenti. L’Istruzione punta a risparmiare sugli affitti e sulla gestione degli immobili, e sul riequilibrio della proporzione fra docenti e classi di alunni, ma a partire dal 2014. «L’istruzione ha già dato», frena il ministro Francesco Profumo. Intanto, si parla di un abbandono della mega-sede di piazzale Kennedy all’Eur. Si affronterà anche la questione dei distacchi sindacali.
Corrado Passera, titolare dello Sviluppo e dei Trasporti, pensa di intervenire con la riforma della Motorizzazione civile e la revisione dei trasporti pubblici locali ancora in gestione al dicastero (la navigazione nei laghi di Garda, Maggiore e di Como, la Circumvesuviana e la Circumetnea, le Ferrovie di Calabria). L’economista Francesco Giavazzi deve, a sua volta, analizzare gli aiuti pubblici alle imprese. La Difesa progetta di ridurre da 180mila a 150mila gli effettivi. Chi dovrà farsi carico di 30mila marescialli in esubero?
Di sicuro sono in arrivo tempi freddi per l’apparato. Anche perché ci sono 24 mesi di tempo per ridurre i consumi di energia.

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