Albertazzi recita Calvino e interpreta "La Leggerezza"

Il Maestro fiorentino da questa sera porta in scena a Roma al Teatro Ghione, «Le Lezioni americane» di Italo Calvino e sceglie il testo sulla leggerezza, con digressioni poetiche e letterarie e ricordi di vita vissuta. Una ripresa di uno spettacolo nato nel 2000 che ha ottenuto riconoscimenti importanti anche all'estero.

Albertazzi recita Calvino e interpreta "La Leggerezza"

Di mestiere fa il tessitore di parole, un sarto o uno stilista poco incline alle decorazioni, con la sua dizione asciutta e per niente compiaciuta. Una vitalità e un estro al servizio di 65 anni di teatro che ben si identifica con la «lectio levis» che Giorgio Albertazzi da questa sera fino al 17 novembre porterà in scena a Roma al Teatro Ghione. Qui, in questo piccolo gioiello da 500 posti a due passi da San Pietro, ideato a diretto per tanti anni dall'attrice Ileana Ghione, il grande mattatore fiorentino porterà in scena «Le lezioni americane» di Italo Calvino e in particolare la sua digressione sulla leggerezza. Uno spettacolo che ha fatto suo fin dal 2000 quando lo fece debuttare a Parigi al Théâtre du Rond-Point per la stagione del Théâtre des Italiens, diretta da Maurizio Scaparro. Un successo enorme, inaspettato nelle sue dimensioni, che ha fatto entrare questo lavoro teatrali tra quelli che il Maestro riprende più volentieri e che vive come un ritorno a una delle sue tante case creative.
«Dedicherò la prima conferenza all'opposizione leggerezza-peso» scriveva Calvino. «Dopo quarant'anni che scrivo fiction, dopo aver esplorato varie strade e compiuto esperimenti diversi, è venuta l'ora che io cerchi una definizione complessiva per il mio lavoro; proporrei questa: la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e al linguaggio».
Le Lezioni Americane sono cinque conferenze scritte nel 1985 da Italo Calvino per le «Charles Eliot Norton Poetry Lectures» della Harvard University. L'invito fu un vero e proprio evento: Calvino sarebbe stato il primo italiano a tenere quelle conferenze, preceduto negli anni dalle più grandi personalità della letteratura mondiale: T.S. Eliot, Stravinsky, Borges, Northrop Frye, Octavio Paz. Purtroppo lo scrittore morirà qualche mese prima della partenza per l'America, e le Lezioni resteranno allo stato di manoscritto. Alcuni anni dopo, sua moglie, Ester Calvino, le fece pubblicare sotto il titolo di Lezioni americane - Six memos for the next millenium (sei proposte per il prossimo millennio). In realtà le lezioni sono cinque, ma Calvino doveva scrivere in America la sesta, della quale conosciamo solo il titolo: Consistenza.
E' su questi testi che Albertazzi, un ragazzo di 90 anni compiuti quest'anno, ha deciso di esercitarsi. Testi intriganti che lo hanno conquistatoi e lo hanno spinto a indossare i panni di un professore che prepara una conferenza sul tema della «leggerezza» e prende spunto dallo scrittore nato a Cuba e cresciuto a Sanremo. Con lui, sul palcoscenico-studio, una studentessa con videocamera e pc, e una violinista. La sua allieva spiega al pubblico che l'argomento è quello trattato nella prima delle cinque conferenze scritte da Italo Calvino. Per Albertazzi quella «leggerezza» diventa espressione di un modus vivendi, «leggerezza» contrapposta al «peso», inteso come peso dell'essere e dell'esistere. Uno spunto che diventa occasione per digressioni nella mitologia e nei classici greci, Lucrezio e Ovidio in primis, nella poesia di Dante, Montale, D'Annunzio ma anche Cervantes e Shakespeare, fino alle opere di Milan Kundera, alla sua «Insostenibile leggerezza dell'essere». Un incontro con il piacere e la bellezza della letteratura, affidata al fuoco ardente e lieve della parola del Maestro.