Alma, il maestro messo da parteAlberto Maria Giuri, il grande direttore che fu dimenticato dopo un incidente

Se c'è artista italiano «Off» nel senso che il Giornale intende, è Alma: Alberto Maria Giuri, direttore d'orchestra sommo. Un incidente l'ha strappato alla carriera ch'era spiccata nel 1996 , giusta un'esecuzione formidabile al Festival dei Due Mondi di Spoleto dell'Onieghin di Ciaikovski. Ne scrisse Paolo Isotta, il più sublime dei nostri santi: «Il maestro Alberto Maria Giuri è, non solo una rivelazione, ma la rivelazione del più compiuto talento direttoriale nel gruppo oggi al di sotto dei 40 anni. Dirige l'Eugenio a memoria. Per la conoscenza della prodigiosa partitura, pare averla in repertorio da sempre; per la freschezza onde concepisce, pare a ogni battuta inoltrarsi su di un terreno da scoprire; e palesa di averne a tal punto assimilato la tradizione interpretativa che lo prenderesti per russo». Tanta bellezza è muta, oggi, da anni. Nessun direttore artistico che inviti Giuri: uno scempio all'intelligenza d'arte più vergognoso ancora, se si pensi alla miseria di quali sbacchettatori d'ogni dove raschino le nostre orecchie. Ognuno ha il suo destino. Ma che l'Italia sia privata d'Alma, dalla grandezza meravigliosamente indocile e non allineata ai 70 anni, ormai, che per partito preso hanno prima rinnegato quella nostra musicale immensità da Franco Alfano e Gino Marinuzzi padre in giù, e poi eletto a lor iddii i più colossali bluff da Luigi Nono e Claudio Abbado a scendere, è insopportabile.

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