"Le toccai il volto, era l'angelo della morte": gli ultimi istanti di vita di Lady D.

Ventiquattro anni fa moriva Lady Diana, nel cuore di una notte parigina. Ora il consigliere del ministro degli Interni rivela particolari choc

"Le toccai il volto, era l'angelo della morte": gli ultimi istanti di vita di Lady D.

Sono passati già ventiquattro anni dalla morte di Lady Diana, ormai diventato un vero e proprio personaggio storico, un’icona contemporanea che non ha mai esaurito il suo fascino, nemmeno da morta. Soltanto il suo nome esercita sul pubblico una forza magnetica a tratti inspiegabile. La principessa del Galles è entrata, già da viva, in quella specie di “olimpo” delle celebrità leggendarie, che sembrano non sottoposte alle leggi naturali. Per questo motivo c’è ancora chi, a tanti anni di distanza, grida al complotto parlando della sua morte, o la ricorda con parole che le restituiscono un’aura quasi ultraterrena.

Proviamo, quindi, a ripercorrere le ultime ore di vita di Lady Diana, di una donna famosa in tutta il mondo, ma reale, umana come tutti noi, seppur con un destino tragico e triste.

"Aveva un viso d’angelo"

Tra le tante testimonianze che ricordano la vita e la personalità di Lady Diana c’è quella di Sami Nair, filosofo e politologo che, nell’estate del 1997, ricopriva la carica di consigliere del ministro degli Interni francese, Jean-Pierre Chevènement e si ritrovò a dover gestire una vera e propria bomba diplomatica. La sera del 31 agosto Nair ricevette una telefonata: c’era stato stato un gravissimo incidente in un tunnel non lontano dalla Senna e pareva vi fosse coinvolta una persona molto importante. Le notizie arrivavano con il contagocce. Nair chiese conferma al prefetto della polizia di Parigi, Philippe Masoni, il quale non poté fare altro che confermare l’identità della vittima: Lady Diana, la principessa del Galles.

Sembra che Nair non avesse mai visto una foto di Diana e non si fosse mai interessato alle vicende della royal family. Chiamò il ministro degli Interni, ma questi non era in città. Nel frattempo la principessa era ancora viva, seppur incastrata tra le lamiere della Mercedes. Per Dodi al-Fayed e l’autista, Henri Paul, non c’era più nulla da fare (Trevor Rees-Jones, la guardia del corpo, era l’unico sopravvissuto oltre a Diana). Sami Nair si precipitò all’ospedale Pitié Salpêtrière, ma l’ambulanza che trasportava Diana arrivò con 45 minuti di ritardo, tra l’1:30 e l’1:45. In quel momento Nair vide la principessa moribonda e descrisse così l’immagine che gli si parò di fronte: “Le toccai il volto. Aveva un viso d’angelo. L’angelo della morte, pensai. Era bellissima, nonostante stesse morendo. Era molto pallida. Bionda”.

"L’ambasciatore cominciò a piangere"

Il consigliere Nair, data l’importanza della sua carica, dovette rispettare la consegna del silenzio su quanto accaduto. Solo nel 2017, quando ormai era lontano dalla politica, poté rompere il vincolo della riservatezza. In ospedale, accanto a lui, c’era anche sir Michael Jay, l’ambasciatore britannico. Entrambi non poterono fare altro che attendere impotenti in una stanza vicina alla sala operatoria, dove i medici tentavano il tutto per tutto pur di salvare la vita della principessa. Verso le quattro il terribile annuncio: Lady Diana è morta. Sami Nair disse: “L’ambasciatore cominciò a piangere, a piangere, a piangere come un bambino. Chiamammo Jospin (allora primo ministro) e lui ci chiese di informare la Regina”. Nair chiamò il capo del protocollo reale. I primo ministro inglese era già stato informato come pure il presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton. Solo Jacques Chirac era introvabile. Stando ai pettegolezzi si trovava in una località segreta con delle amanti, ma la notizia non venne mai confermata e restò a margine dell’evento.

La morte di Diana, doloroso evento planetario

Alle 4:30 di notte arrivò in ospedale Mohammed al-Fayed, padre di Dodi. La sua figura viene ricordata più che altro per le dichiarazioni di un presunto complotto mortale ai danni di Lady Diana e di Dodi, ma Sami Nair ne restituisce un ritratto più “umano”, quello di un padre sofferente: “Vidi un uomo molto alto, pallido, ma con un modo di fare, una nobiltà straordinari. Diceva: ‘È il destino, Dio ha voluto così’. Chiese di vederla. Il ministro acconsentì. Andò da lei. Posò la mano sulla sua fronte”. Nair rimase al Pitié Salpêtrière fino all’arrivo del principe Carlo. In quelle ore realizzò la straordinarietà di quella notte e sperimentò la potenza mediatica dell’immagine di Lady Diana: “Mi resi subito conto dell’importanza di ciò che era successo. La mia prima reazione fu quella di tacere, di evitare i giornalisti. Mi offrirono molti soldi per parlare, soprattutto gli americani, ma non ho mai accettato. Un giorno scriverò un libro intitolato ‘La mia notte con Lady D.’” concluse Sami Nair con un sorriso forse ironico. La commozione attraversò il pianeta come una scarica elettrica, creando un’onda di cordoglio collettivo che unì persone di diverse nazionalità, religioni, estrazione sociale. Diana era diventata ciò che aveva sperato:“regina nei cuori della gente” .

La reazione del principe Carlo

Conosciamo il principe Carlo per il suo atteggiamento compassato, imperturbabile. Quella notte, invece, l’erede al trono perse il suo usuale self control ed ebbe una reazione ambivalente e contraddittoria. In un primo momento, forse preso dalla paura e comprendendo la portata dell’evento, pare abbia detto: “Mi daranno la colpa, non è vero?”. Poi, ripresosi, si rese conto di avere un compito da svolgere in nome di William e Harry: riportare a Londra il corpo della loro madre, affinché ricevesse pubblici onori e venisse sepolto nella Cappella Reale di St. James. Quest’ultimo proposito non gli riuscì, sappiamo che Lady D. riposa nella tenuta di Althorp, la casa della sua infanzia. Il principe di Galles arrivò a Parigi, nonostante il parere contrario della Regina e fu il primo a entrare nella camera mortuaria, addirittura precedendo le sorelle di Lady Diana.

Quando vide la salma dell’ex moglie ebbe una reazione inaspettata. Si dimenticò di essere l’erede al trono d’Inghilterra, lasciandosi travolgere dalla commozione. Nel suo libro “Chi ha ucciso Lady D.” (2017) il giornalista Jean-Michel Carradec'h ricorda: “Constatando che la principessa indossava un solo orecchino, [Carlo] si indignò per l’inconveniente. ‘Non può partire con un solo orecchino’, ripeté più volte. Quando uscì, una decina di minuti più tardi, il personale ospedaliero notò che il principe, visibilmente commosso, aveva gli occhi lucidi”. L’orecchino mancante non fu mai ritrovato.

Le ultime ore di Diana tra la vita e la morte

Col tempo gli inquirenti ricostruirono la dinamica dell’incidente, dalla partenza dall’Hotel Ritz alle 00:20, alla folle corsa per seminare i paparazzi, passando per Rue Cambon e Place de La Concorde fino al Tunnel dell’Alma e all’impatto della Mercedes S280 nera con il tredicesimo pilone. Da questo momento in poi iniziò l’ultima fase della vita di Lady Diana. O meglio, le ultime ore sospese tra la vita e la morte. Tra i primi a soccorrere la principessa vi furono il capodei vigili del fuoco, Xavier Gourmelon e il medico Frederic Mailliez, il quale sopraggiungeva con la sua auto dalla direzione opposta. Il dottore dichiarò: "Ho cercato di dare assistenza alla giovane. Era seduta sul pavimento nella parte posteriore…era una donna bellissima e non aveva ferite al viso”. Gourmelon, invece, raccolse le ultime parole di Diana: “Sono rimasto con la passeggera. Ha parlato in inglese e ha detto ‘Oh mio Dio, cosa è successo?’…”.

All’ospedale i dottori tentarono di rianimare Diana più volte, senza successo. Il medico legale Richard Shepherd commentò: “…Nessuno poteva sapere che Diana aveva un piccolissimo strappo, nascosto ma molto profondo, nella vena polmonare. Le vene sanguinano molto piano, per questo motivo era molto difficile scoprirlo. Agli occhi dei soccorritori Diana era ferita ma stabile…per questo motivo hanno dato la precedenza al bodyguard…in sala operatoria è stato individuato il vero problema…ma purtroppo era troppo tardi…Deve aver sofferto terribilmente per 45 minuti, pienamente cosciente. Un lungo combattimento con la morte”. Si poteva evitare tutto questo dolore? Shepherd non ha dubbi: “Se avesse allacciato la cintura di sicurezza, [Diana] se la sarebbe cavata con qualche livido e qualche costola rotta…”.

Misteri mai risolti?

L’addio di Lady Diana ha trascinato con sé sospetti di complotti e misteri apparentemente irrisolti. Non c’è una prova, infatti, che possa far pensare che la principessa del Galles sia stata uccisa. Nemmeno un movente valido. Solo ipotesi da dimostrare. Davvero la Mercedes su cui viaggiava Lady Diana era stata risistemata in modo superficiale, tanto da non risultare sicura, dopo essere stata coinvolta in un precedente incidente? Possibile che la security abbia fatto salire la madre del futuro re d’Inghilterra su un presunto rottame? L’autista Henri Paul, responsabile della sicurezza, era ubriaco? Le indagini non lo hanno mai stabilito con certezza. I famigliari dell'uomo hanno sempre smentito questa ipotesi. Sembra anche che le provette contenenti il sangue di Henri Paul, fondamentali per sciogliere l'enigma, siano state involontariamente confuse con altre durante l'autopsia, contribuendo a infittire il mistero fino a renderlo quasi irrisolvibile. Se prendiamo per valida la possibilità che Henri Paul fosse sotto l'effetto dell'alcol al momento di salire sulla Mercedes, rimane una domanda: chi ha permesso che si mettesse al volante in quelle condizioni? Sarebbe stato spiegato facilmente, invece, il presunto ritardo nei soccorsi. In apparenza la vittima più grave sembrava la guardia del corpo, Trevor Rees-Jones. Dunque gli venne data la precedenza, come precisato anche dal dottor Shephard. Un modo di procedere corretto formalmente, persino ovvio, ma che fu fatale per Lady D.

Lady Diana era incinta di Dodi?

Da ventiquattro anni questo è il mistero principale sulla morte della principessa. Mohammed al-Fayed è sempre stato certo che Diana aspettasse un figlio da Dodi al momento dell’incidente. Ipotesi che avrebbe spinto i servizi segreti britannici a orchestrare la morte di Lady D. per evitare l’onta di un fratellastro musulmano per il principe William, futuro re d’Inghilterra. Una storia degna di un romanzo, ma che non ha basi concrete. L’ex direttore di Scienza Forense del King’s College di Londra, David Cowan, smentì categoricamente la gravidanza, basandosi sui prelievi di sangue fatti a Lady Diana in sala operatoria (la principessa, infatti, ebbe bisogno di trasfusioni). Richard Shepherd disse al Daily Mail: “Patologicamente non c’erano prove che la principessa Diana fosse incinta”. Infine c’è la testimonianza dell’amica di Diana, Rosa Monckton, con cui Diana aveva fatto una vacanza in Grecia una decina di giorni prima di salire sullo yacht di Dodi. La Monckton assicurò che durante il periodo trascorso insieme, la principessa ebbe il ciclo. I complottisti ritengono, invece, che una prova della presunta gravidanza di Lady D. fosse nella fretta con cui il suo corpo venne imbalsamato. In realtà tale procedimento fu una necessità per consentire la visita di Carlo e dell’allora presidente Chirac.

L’interrogatorio di Carlo

Nel 1995, però, Lady Diana, aveva scritto una lettera ambigua, quasi una premonitrice: “Sono seduta qui, al mio tavolo, oggi, in ottobre, con il desiderio che qualcuno mi abbracci e mi incoraggi a essere forte, ad andare avanti a testa alta. Questa particolare fase della mia vita è la più pericolosa…Mio marito sta pianificando un incidente nella mia macchina, un guasto ai freni per causare un grave trauma cranico”. Quanto può essere attendibile questo documento? E se Diana lo avesse scritto in preda al dolore per la solitudine e la paranoia? Scotland Yard volle tentare di risolvere il mistero. Il 6 dicembre 2005, in un salotto al primo piano del St. James’s Palace, l’ex capo di Scotland Yard, John Stevens, interrogò il principe Carlo. Un evento eccezionale, mai accaduto nella storia del casato.

Nella lettera Diana aveva rivelato che la sua morte sarebbe servita al marito non per sposare Camilla, bensì Tiggy Legge-Bourke, la tata di William e Harry. Come le era venuta questa idea, se l’amante storica di Carlo è sempre stata la Parker Bowles? A quanto pare era stato Martin Bashir a mettergliela in testa, pur di ottenere lo scoop dell’intervista alla BBC nel 1995. Bashir aveva fatto credere a Diana che Tiggy fosse rimasta incinta di un figlio di Carlo. Il giornalista le aveva poi mostrato una finta ricevuta in cui si attestava che la tata aveva dovuto abortire per problemi di salute. Una trappola di bugie che alimentantò le ossessioni della principessa "dal viso d'angelo" che perse la battaglia con i suoi demoni in una notte di fine estate.

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