"L’Italia ha la memoria corta. Fedez? Perché ha potere..."

Per la rubrica A tu per tu abbiamo intervista il cantante Francesco Baccini: ecco che cosa ci ha raccontato

Baccini: “L’Italia ha la memoria corta. Fedez? Perché ha potere..."

Artista a tutto tondo, penna intelligente e irriverente. Sofisticato e senza peli sulla lingua da sempre, forse anche per questo si è tirato fuori dal sistema : è Francesco Baccini, artista genovese che uscirà a fine mese con un nuovo album che ha composto interamente per la colonna sonora del film “Credo in un solo padre” di Luca Guadabascio. Lo raggiungiamo al telefono mentre passeggia con il suo Labrador e ci racconta un po’ dei suoi progetti futuri e di quello che gira intorno…

Intanto come stai?

"Sto bene, come tutti vivo un po’ in isolamento, in attesa che questo incubo finisca. Sono a passeggio con il mio cane, che con i suoi 45 chili mi trascina come un trattore. Vivo in campagna, quindi non è che la pandemia abbia cambiato di molto la mia vita quotidiana, in genere non frequento i locali né si può dire che abbia molti contatti sociali. Ovviamente il fatto di non fare concerti per un periodo così lungo è una prima assoluta in trent’anni di carriera e mi sono ritrovato a casa senza viaggiare per mesi, cosa che non mi era mai successa. Ho sfruttato questo tempo per fare altro, per realizzare delle idee che non avevo mai avuto il tempo di sviluppare. Insomma, cerco di cogliere il lato positivo".

Parliamo della perdita di Battiato.

"Franco Battiato era un grandissimo artista, un uomo libero nel pensiero e di grande cultura. Come sempre quando viene a mancare un personaggio del suo calibro tutti fanno a gara nell’esprimere cordoglio e si sprecano i superlativi per ricordarlo. L’Italia è un paese che ha la memoria corta, vogliamo parlare di quando Battiato si era prestato alla politica come assessore alla cultura? Disse una frase che fece scalpore perché benché il senso fosse condivisibile si espresse in modo troppo diretto, e tutti presero le distanze, venne fatto passare per uno che stava perdendo il senno. Ecco, questa è l’Italia. Lui era un uomo libero, quelli che puntano il dito e che poi ipocritamente lo innalzano dopo morto, invece no".

Il tuo nuovo singolo si intitola “ Senza Rumore”, che progetto è?

"Senza Rumore è il singolo tratto da “Baccini Project” di prossima uscita, album che include le musiche che ho composto per il film Credo in un solo padre. E’ il brano dei titoli di coda e l’ho scritto dopo aver letto la sceneggiatura di questo lungometraggio che tratta il delicato tema del maltrattamento familiare e della violenza sulle donne. E’ una cosa terribile di cui si parla soprattutto quando qualche fatto di cronaca è particolarmente cruento, mentre invece andrebbe fatto un lavoro di fondo, di educazione. A questo proposito sono stato molto contento di aver partecipato a diversi incontri via web con gli alunni di alcune scuole i cui insegnanti avevano a cuore il problema. L’hanno trattato in modo serio, partendo da Dante e dalla concezione di un amore puro fino ad arrivare a quelle relazioni tossiche che possono sfociare in relazioni di dipendeza psicologica, di atti di violenza ed anche alla morte. La cosa importante è fare riflettere i giovani sulla natura dei sentimenti e sui primi segnali di allarme, i primi gesti violenti che possono presagire il peggio. L’amore non è possesso, l’amore è scambio, complicità, alleanza".

Ma oggi che genitori ci sono?

"I genitori di oggi sono degli adolescenti fuori tempo massimo, sono degli adulti sulla carta che non sanno essere presenti come figure di riferimento dei figli. Oggi sembra che i genitori vogliano essere i migliori amici dei propri figli, ma secondo me è un errore. Non si tratta di tornare al rigore dei padri-padroni dei tempi andati, ma di instaurare una relazione di fiducia e anche di autorità naturale. Se i giovani non hanno imparato a rispettare i genitori, non sapranno rispettare niente. Io ho un figlio di 23 anni, starà a lui dire che padre sono stato, ma ho sempre mantenuto il mio ruolo di padre, non ci si può sbagliare sui ruoli. Quando uscivo la sera da ragazzo, al bar io non ci trovavo mia madre a ubriacarsi con le amiche. Vi sembra normale che oggi vai su Instagram e ci trovi tua madre che fa i balletti e tuo padre che fa il cretino? Viviamo in una società dell’immagine, oggi non è più permesso invecchiare, dal ‘68 in avanti tutti vogliono essere eternamente giovani. E i giovani non trovano più figure adulte".

Mancano gli esempi da seguire?

"In un certo senso sì. Quello che noto è che al giorno d’oggi i giovani hanno come figure di riferimento dei ragazzi coetanei, che siano influencer, youtuber, rapper… Io credo che un modello debba essere qualcuno che ti può insegnare qualcosa, che ne sa più di te, che ha più esperienza. Ci si crea un “mito” per potersi migliorare, per imparare e trovare la propria strada. I miei miti erano Beethoven, De André, i Queen… non sono diventato come loro ma sono diventato me stesso grazie alla voglia che avevo di avvicinarmi a loro".

Chi sono i loro punti di riferimento?

"I loro miti sono gli influencer, i tronisti, i rapper, sono degli esempi che impongono un modello di successo rapido senza che sia richiesto un particolare talento né tantomento cultura o studio. Gli influencer in genere sono ignoranti come delle bestie! Non lo dico per sentito dire, ho un canale su Twitch e quindi vado spesso a vedere gli streamer di successo. Sono dei ragazzi che parlano ad altri ragazzi, che fanno cose da ragazzi e che si esprimono come ragazzi. Non sarebbe un problema se fosse semplicemente un ritrovo tra amici, ma se invece questi influencer hanno decine di migliaia di ascoltatori e grazie a questo pubblico guadagnano anche un bel po’ di soldi, allora non va più bene. I giovani si identificano in modelli alla loro portata perché sono come loro, e credono che senza fare niente di speciale si può fare soldi e avere successo. Perché poi dovrebbe venirgli voglia di studiare, di imparare un mestiere, o anche solo imparare a suonare uno strumento?"

Giovani = Prodotto?

"Certo la società di consumo ha una grande responsabilità in questa cosa. Nel momento in cui negli anni ottanta le grandi aziende hanno capito che i giovani hanno un notevole potere di acquisto grazie ai genitori pronti a comprare qualunque cosa pur di far contenti i figli (o di toglierseli dalle scatole), allora i giovani sono diventati un target importante. Facciamo l’esempio degli smartphone. Lo sappiamo benissimo che questo strumento è tutto fuorché un semplice telefono, possiamo accedere ad internet, ai social, a contenuti scabrosi o decisamente pericolosi per i più piccoli. Forse si dovrebbe dare il telefonino solo quando si raggiunge una certa età e la capacità di giudizio… Ma questo sarebbe un grosso limite per le vendite, oggi quello che importa è vendere il più possibile anche a scapito del buon senso. Temo che per far fronte alla discesa vertiginosa delle vendite di auto, in parlamento qualche deputato intelligente proporrà di dare la patente a partire dai 13 anni. E vedrete che saranno pure tutti d’accordo!"

Negli anni 90 c’erano i manager oggi gli influencer?

"Non credere che io sia un nostalgico, gli anni ’90 erano una sola gigante! Tutti con la macchina di lusso comprata in leasing e poi in realtà non avevano nulla. La società dell’immagine nella quale viviamo oggi ha le sue radici in quegli anni là, quando erano tutti manager… ma manager di cosa? E oggi, influencer di chi?"

Hai seguito il caso Fedez, la Rai, la censura.

"Fedez ha fatto un polverone perché il suo mondo non è nella TV ma nel web e in altri media. L’ha fatto perché poteva permettersi di bruciarsi la Tv, ne può tranquillamente fare a meno".

Qualche rimpianto?

"Forse non tutti sanno che… andai a Sanremo nel ’97 per poter sciogliere in anticipo il contratto che avevo con la Warner perché desideravo andare in un’etichetta indipendente. Questa scelta mi portò in seguito a cambiarne diverse, perché il mondo delle etichette indipendenti è terribile: oggi l’etichetta c’è, domani non c’è più, spuntano e spariscono come funghi. In questo modo ho perso tanti album che non si sa più dove sono andati a finire. Oggi non farei più un errore del genere".

Il tuo rapporto con la sinistra e con i partiti?

"Io sono sempre stato un battitore libero e non parlo a nome di nessuno. Nel momento in cui fossi entrato in un movimento o in un partito, avrei dovuto adeguarmi a dettami ideologici ed alla linea editoriale vigente… e non sarei più stato libero. Quando uno è un artista, non può ricevere degli ordini. Non voglio essere usato, non voglio sventolare come una bandiera. Poi è chiaro che questo mio modo di pensare e di essere indipendente mi ha automaticamente messo fuori dal sistema, ma non mi sono mai prostituito, preferisco potermi guardare allo specchio ogni mattina".

Parliamo di questo tuo rapporto con il cinema

"La musica è mia moglie, il cinema la mia amante! Negli anni ho fatto diverse incursioni nel mondo del cinema, sia come attore che come musicista. Avevo già scritto dei brani per dei film come per esempio “Maschi contro femmine” che era la title track della pellicola di Fausto Brizzi, ma non mi ero mai cimentato in una colonna sonora intera. Per un musicista è il massimo, perché si tratta di amplificare le emozioni che il regista esprime nelle immagini, chiunque abbia visto un film prima che venga aggiunta la colonna sonora si rende conto di quanto la musica sia fondamentale. Inoltre avendo quasi sempre scritto canzoni, ritrovarmi a scrivere musiche quasi unicamente strumentali mi ha dato una sensazione di libertà straordinaria, non essendo vincolato da un testo ho scoperto quanto avessi da dire e da dare semplicemente con la musica".

Cosa rappresenta la figura di Tenco?

"Sono molto legato a Luigi Tenco per una serie di ragioni che non basterebbero due ore a spiegarle tutte. Luigi fu uno dei più grandi cantautori italiani ed è anche uno dei meno conosciuti. Fateci caso, quando si parla di Tenco si parla sempre solo del modo in cui è morto, e mai di quello che cantava né di chi era. Dieci anni fa ho portato in tour nei teatri le sue canzoni e l’anno prossimo uscirà un mio film documentario che farà ascoltare la musica di Tenco, parlerà insomma di un Tenco vivo e quindi, inedito".

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