Fedez: "Da Banksy a X Factor, resto coerente cambiando sempre idea"

Fedez, il rapper rivelazione prepara un nuovo disco e sarà giudice nel talent: "Amo mettermi in gioco. E anche con Giovanardi in tv mi sono divertito"

Diretto è diretto, eccome, e non usa giri di parole. Fedez ha le idee chiare e non per nulla in un anno è diventato il rapper simbolo di una generazione di ventenni molto consapevoli. «Non faccio altro che portare il mio mondo agli altri, evitando di essere schiacciato dal loro». Dopo la sua bella gavetta, con Sig. Brainwash - L'arte di accontentare ha fatto il botto (disco di platino, premi a volontà, social impazziti) e ora va oltre: una casa discografica creata con J Ax, giudice di X Factor al posto di Elio, nuovo disco in arrivo e una promessa, quella di non cambiare i propri cromosomi in cambio del successo. «Ci mancherebbe», ridacchia lui con il suo bel vocione.

Partiamo dalla fine, caro Fedez: X Factor.

«Sono ancora frastornato, è appena capitato».

Un rapper in un talent show rischia le critiche dei fan più intransigenti.

«Non credo che i miei fan mi criticheranno molto, anche perché mi sono sempre sganciato dalla filosofia del tipo “vietato andare in tv perché altrimenti ci si espone troppo”. A X Factor forse sarà più difficile farmi accettare da chi non mi conosce già. Però mi piace avere molte pressioni addosso: così partirò carico di aspettative».

Qualcuno ad esempio pensa che a venticinque anni lei sia troppo giovane per giudicare.

«Che paradosso. La discografia dovrebbe fondarsi sulla gioventù, i vecchi non capiscono come sta cambiando il nostro mondo».

Spesso ci si accontenta di accontentare il pubblico.

«È uno dei temi del mio disco. Mi ha ispirato il documentario attribuito a Banksy, Exit Through the Gift Shop».

Da Banksy a X Factor il salto è lungo.

«Nell'hip hop spesso si pretende coerenza anche se la gente è di per sé quasi sempre incoerente. Io provo ad andare sempre avanti, a mettermi in gioco».

Obiettivo?

«Dimostrare che sono sincero, genuino. Per un rapper sarebbe facile rimanere fedele ai cliché del genere così, se poi va male, si può sempre tornare indietro nel proprio alveo. Io no. Io faccio delle scelte che mi impediscono di accontentarmi. E difatti ho scelto il talent con il pubblico mediamente più lontano dal mio».

Anche il pubblico di Announo su La7 non è proprio in target. Ma il suo confronto scontro con Giovanardi è stato memorabile.

«Non sono proprio un esperto in materia di droghe leggere e l'ho anche buttata in caciara perché non c'era tanta possibilità di esprimere il proprio pensiero. Ma mi sono piaciuto».

Piacerà ai suoi nuovi colleghi di X Factor?

«Perché no? Però finora ho potuto conoscerli poco».

Una definizione per ciascuno.

«Victoria Cabello conosce la musica molto più di quanti si immaginino».

Mika?

«Non solo educato e squisito, ma anche un uomo di cultura».

E Morgan?

«Beh, X Factor è ormai casa sua».

Quindi per giudicare nel talent di Sky lei si prende una vacanza da rapper.

«Tutt'altro. Proprio a settembre esce il mio nuovo disco. Prima scrivevo le canzoni partendo da una base. Ora ho sviluppato dei concept con un giornalista scrittore (che preferisce non nominare - ndr) e poi ho aggiunto le basi. Per me credo sia un salto di qualità, oltre che un salto nel vuoto. Dopotutto mi piacciono i salti nel vuoto, sono stimolanti».

Scusi Fedez, è d'accordo con De Gregori e altri artisti che pensano ai rapper come ai nuovi cantautori.

«Non c'era bisogno di De Gregori per capirlo: è nella realtà dei fatti».

Ai rapper si attribuisce spesso troppa volgarità.

«Ecco qui io non capisco che cosa voglia dire. Dunque, se si guarda ad esempio la tv di intrattenimento italiana, beh forse si è superato ogni limite di volgarità, manca solo di fare i propri bisogni davanti a una telecamera. In ogni caso non credo di essere così volgare: sono soltanto uno che mette tutto se stesso in quello che fa».

Non rinuncia a nulla?

«Anzi, sto rinunciando a quasi tutto ciò che non è la musica. E magari un po' si capirà nella serie web che sto producendo. Parla di me e vorrei che, a settembre quando uscirà, fosse seguita anche da chi non sa nemmeno chi sono ma vuole vedere che effetto fa una vita diversa».

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