Il battito infinito di Eros "Voglio morire sul palco"

Eros Ramazzotti presenta il disco cantando nella Plaza de Toros di Siviglia. "Pausini ha fatto bene a rifiutare Bella Ciao"

Il battito infinito di Eros  "Voglio morire sul palco"

Poi lui parla, e si schiera con Laura Pausini: «Ha fatto bene a non cantare Bella Ciao alla tv spagnola, è una canzone politica, noi artisti non dobbiamo cantare né canzoni di destra né di sinistra né di centro». Ma, appena prima, per due ore e mezza, Eros Ramazzotti aveva presentato l'album Battito infinito (in uscita oggi) e un tour mondiale cantando nella maestosa Plaza De Toros de la Real Maestranza de Caballería, con archi poderosi e gradinate abituate alle corride.

Qui a Siviglia la chiamano semplicemente La Maestranza ed è uno dei luoghi storici nei quali Ramazzotti si riaffaccia dal vivo dopo tre anni e rotti tra le parentesi del Covid. Stasera canta nella Valle dei Templi ad Agrigento, poi sarà all'Arena di Verona, ad Atene sotto il Partenone e in pieno deserto fra Tel Aviv e Gerusalemme nel rodaggio di una tournée che da fine ottobre lo porterà con 70 concerti in giro per il mondo, dagli Stati Uniti al Venezuela, ma senza soste in Russia, peraltro un suo grande mercato.

Dopotutto dal vivo Ramazzotti non dimostra i suoi quasi 59 anni e la voce, quella voce, non ha le rughe del tempo, anzi: in Dove c'è musica o Un'emozione per sempre è cristallina, in Musica è esalta una versatilità rara e con Terra promessa sembra tornata sul palco di Sanremo 1984, tanto è fedele all'originale.

«Mi chiamo Eros, vengo da Cinecittà. Ormai non ho più 20 anni, ma la musica mi piace tanto e penso che voglio morire sul palcoscenico, perché la musica è la mia vita», dice tra un brano e l'altro nei suoi intermezzi forse troppo frequenti. «Oh, me sto a invecchià, però gajardo eh?!» ridacchia in romanesco dopo essersi scusato per il proprio castigliano «de mierda» davanti a un pubblico che è in grandissima parte spagnolo ma canta in italiano i ritornelli più famosi. Adesso tu. Fuoco nel fuoco. Cose della vita. Più bella cosa che chiude un concerto molto ben suonato da un palco essenziale su cui si era affacciato anche Alejandro Sanz duettando virtualmente dallo schermo in Solo, il nuovo singolo di Battito infinito. Ramazzotti ha il potere innato di trasportare la propria romanità sul palco, a prescindere dalla nazione nella quale si esibisce.

Ed è forse questa una delle chiavi di un successo che è trasversale anche per l'anagrafe, visto che tra gli spettatori non c'erano soltanto i tanto bersagliati «boomer», ma anche giovani e giovanissimi perché, si sa, la melodia italiana non ha età, specialmente fuori dall'Italia.

E lui, jeans e maglietta nera, capello cortissimo, fisico più asciutto che nel recente passato, ha imparato a conoscere i propri fan anche se «dell'Italia all'estero non si parla molto bene, ma io sono orgoglioso di essere un italiano dell'Italia bella. Esiste, dobbiamo solo cercarla e individuarla. C'è quando vinciamo, quando diamo il buon esempio, quando facciamo le cose belle», spiegava dopo il concerto poco prima di concedersi tre ore di sonno e ripartire per la Sicilia.

E in fondo, anche a giudicare dal sereno entusiasmo della platea, lui porta a casa la missione che si è fissata sin da quando, nel 1981 a Castrocaro, presentò il volatile brano Rock '80 facendo conoscere a tutti una voce potente ma nasale, riconoscibilissima e fortunata. «È un momento speciale, dobbiamo parlare di musica. Noi artisti non facciamo politica, facciamo musica», ha confermato riferendosi ancora al bailamme che si è scatenato intorno alla mancata Bella Ciao della Pausini, canzone sollecitata dal conduttore dello show tv più per la sua fama in Spagna dopo la serie La casa di carta che per la sua innegabile valenza di canto libero.

D'altronde lui, come Laura, è cresciuto nel pop apolitico, distante, quasi per riflesso condizionato, dal cantautorato evidentemente schierato degli anni Settanta e Ottanta. Nelle sue canzoni, come anche nel nuovo disco, Ramazzotti canta l'amore che può essere quello per il figlio Gabrio Tullio (in Magia) o per la vita (Figli della Terra con Jovanotti) o quello capace di resistere alle intemperie di ogni rapporto (Nessuno a parte noi).

E a confermare questa vocazione, nella Plaza de Toros di Siviglia c'è Aurora, figlia sua e di Michelle Hunziker, spontanea e sensibile, graffiata dalle polemiche tipiche di ogni figlio d'arte e ora sfiorata dal gossip per la sua presunta gravidanza. «No comment, ogni cosa a suo tempo», dice lei chiedendo il (giusto) rispetto per la privatezza delle vicende di vita più intime e gioiose. «Dopo il grandissimo regalo che mi ha fatto con la canzone Aurora, sono onoratissima che papà mi abbia coinvolto in questo progetto, che mi abbia dato i diritti della canzone Battito infinito, che mi abbia portata in tour con sé», spiega parlando del brano del quale ha scritto il testo e recitato una parte.

C'è il suo nome, in Battito infinito, e c'è quello di Ennio Morricone, Ogni volta che respiro, con il testo di Mariella Nava «su un'idea mia, mi sembra che abbiamo fatto una bella cosa e sono contento di cantare una delle ultime musiche composte dal

maestro». L'ha cantato anche qui, davanti alle severe gradinate della Maestranza, portando in scena la storia di un artista da 70 milioni di dischi venduti che continua ad avere l'ingenua baldanza di un debuttante ventenne.

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