Bergonzoni torna in tv e apre le galere

Da più di dieci anni mancava dalla tv, se non si contano rarissime ospitate. Ci voleva un'occasione speciale per riportare Alessandro Bergonzoni in uno studio televisivo a fare quel che gli riesce meglio: ipnotizzare con le parole nascondendo, dietro i voli pindarici dei suoni e dei concetti, urticanti verità. «L'ultima volta con uno spettacolo tutto mio fu a Tele+ Bianco, che nemmeno esiste più, nel 2002, con Carta bianca », spiega il monologhista bolognese con la faccia da guru.

Bergonzoni ha accettato la proposta di laeffe (canale 50 dtt, 139 Sky) di farsi conduttore di se stesso nello speciale inedito Urge: dietro le sbarre - Corpi del (C)reato , in onda mercoledì prossimo in prima serata. L'attore introduce e commenta estratti del suo penultimo show teatrale Urge (2010) per la precisione quelli sul tema della serata: la condizione delle carceri e dei detenuti in Italia. Tema scottante che cade con drammatica puntualità a breve distanza dalla sentenza sul morte di Stefano Cucchi ma, assicura il direttore di rete Riccardo Chiattelli, «si tratta di un caso, la formula di laeffe è quella di dedicare serate a temi del contemporaneo cercando abili narratori, non necessariamente televisivi. E Bergonzoni ne è un perfetto esempio».

Gioca con le parole, ci mancherebbe, l'attore bolognese - a Milano per partecipare all'evento di Bookcity «Aprimi Cielo!» al Planetario - e così spiega di che cosa parlerà: «Soprattutto di spazio, di fuori e dentro, e di come, dentro, lo spazio sia poco. Di come la ricerca architettonica di spazio debba tenere conto di questi corpi del (c)reato che sono gli individui reclusi. Il taglio non è quello della denuncia, piuttosto quello dell'evidenza di un problema che va risolto. Perché il tempo - dice con ironia dalla musicalità emiliana - è un po' finitino».

A seguire lo show di Bergonzoni, il film doc Meno male che è lunedì di Filippo Vendemmiati, girato nel carcere bolognese della Dozza: storia di tre aziende locali che hanno proposto a propri pensionati di fare formazione lavorativa fra i detenuti. A chiudere, Ti aspetto fuori , laboratorio cabaret di 15 detenuti sul palco del locale Zelig di Milano.

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