Bertolucci e la scena del burro in "Ultimo tango a Parigi"

Nel film del 1972, che subì censure e processi, Bernardo Bertolucci sdoganò una scena di sesso anale. Più tardi si seppe che era stata improvvisata da Marlon Brando, con Maria Schneider che subì l'approccio con l'assenso del regista

In "Ultimo tango a Parigi" (1972) Bernardo Bertolucci subì la censura per le numerose scene di sesso, tra cui una in particolare, in cui Paul, il personaggio interpretato da Marlon Brando, sodomizza Jeanne (Maria Schneider) utilizzando un panetto di burro come lubrificante. Anni dopo la Schneider dichiarò che la famosa "scena della sodomizzazione" non era nel copione, ma fu improvvisata da Brando con la complicità di Bertolucci. "Mi sono sentito umiliata e a essere onesti, mi sentivo un po' violentata, sia da Marlon e Bertolucci", disse la Schneider nel 2007.

Una ventina d'anni dopo, nel 2013, Bertolucci ammise che lui e Brando avevano agito senza il consenso e senza aver informato prima Maria Schneider: "Non volevo che Maria mostrasse la sua umiliazione, la sua rabbia, volevo che Maria la sentisse. Volevo una sua reazione e sapevo che poi mi avrebbe odiato per tutta la vita". Poi il regista aggiunse: "Quando Maria è morta, ho pensato, Dio, sono così dispiaciuto di non essermi scusato con lei per quello che Marlon e io le facemmo con quella scena, decidendo di non avvertirla. Il suo senso di umiliazione era reale, ma penso che quello che la offese davvero è che non le fu permesso di prepararsi a quella scena come un’attrice. Ma io volevo la sua reazione come persona, non come attrice". Quella confessione destò grande scalpore e riprovazione nel mondod el cinema. Molte star di Hollywood si dichiarano disgustate.

Il 30 dicembre 1972 "Ultimo tango a Parigi" fu sequestrato per "esasperato pansessualismo fine a se stesso". Finito in tribunale, il 2 febbraio 1973 ci fu una sentenza d'assoluzione in primo grado. La pellicola venne dunque dissequestrato e proiettata sia in Italia che all'estero. Nel secondo processo d'appello (il primo era stato annullato per vizio di forma) il 20 novembre 1974 si arrivò alla condanna, e il 29 gennaio 1976 la Cassazione confermò la sentenza, ordinando la distruzione della pellicola. Franco Arcalli (sceneggiatore), Alberto Grimaldi (produttore), Bernardo Bertolucci (regista) e l'attore Marlon Brando furono condannati a due mesi di prigione con la condizionale. Alcune copie della pellicola vennero salvate come "corpo del reto". Bertolucci fu condannato per offesa al comune senso del pudore. Nel 1987, dopo 11 anni dalla condanna, la censura riabilitò il film, permettendone la distribuzione nelle sale e, dopo poco, anche il passaggio in tv (sia pure con alcune censure).

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