"Bloodride", recensione della nuova serie tv horror di Netflix

Serie tv norvegese composta di sei episodi narrativamente slegati tra loro ma accomunati da tinte horror e retrogusto cupamente umoristico.

Bloodride è una produzione originale di Netflix che si articola in sei storie anticipate ogni volta dallo stesso prologo: uno spettrale autobus avanza nella nebbia, guidato da un sinistro figuro intento a sorridere con fare maligno e a scrutare nello specchietto retrovisore i passeggeri, un gruppo di estranei in cui si distinguono i protagonisti dell'episodio.

Si inizia con "Il sacrificio supremo", accattivante richiamo a "Pet Cemetary" di Sthepen King in cui una moglie e madre si trova a doversi adattare agli usi e costumi del luogo di campagna in cui si è appena trasferita con la famiglia. "I tre fratelli" invece racconta dei tre congiunti del titolo, uno dei quali di ritorno da un ospedale psichiatrico, che decidono di andare a trascorrere un weekend nel loro cottage prima che sia venduto. Il terzo, "Lo scrittore malvagio" è forse quello più cervellotico ma proprio per questo il più appagante e mischia il piano della realtà a quello di una scrittura creativa in senso letterale. Anche "Topi da laboratorio" è gradevole e ha una certa suspense legata all'avidità di un imprenditore che si vede sparire il prototipo di un farmaco preziosissimo proprio la sera in cui ne festeggia la scoperta. Davvero trascurabili, purtroppo, gli ultimi due: "La vecchia scuola", in cui sfilano presenze diaboliche, e "L'elefante nella stanza" una festa mascherata tra colleghi d'ufficio e dall'epilogo splatter.

Sono storie autoconclusive di produzione norvegese e ambientazione nordica. Non tutte esprimono appieno il proprio potenziale e il paragone con la serie "Black Mirror", avanzato dagli autori delle stesse, appare assai azzardato: non si raggiungono mai vette di curiosa genialità e sebbene sia prerogativa di tutte le serie antologiche avere episodi più riusciti di altri, nel caso di "Bloodride" il livello resta sempre medio-basso. L'intuizione di riportare l'horror ai tempi in cui si accompagnava a tracce d'humor nero sottile, inteso alla maniera dello spirito scandinavo, è vincente. La durata di ogni capitolo è un punto a favore, sempre intorno alla mezzora, e l'universo che fa da sfondo alle vicende è realistico all'inizio per poi trasfigurare nella stranezza più conclamata e paranormale, spesso grazie all'irrompere sulla scena di qualche snodo karmico.

"Bloodride" in definitiva è un collage thriller horror inquietante e abbastanza bizzarro da tenere desta l'attenzione. Considerato che ci sono episodi meno riusciti, è un bene poter trascurare quelli meno convincenti senza per questo veder cadere il senso dell'ensemble.

E' un prodotto indicato per i nostalgici di una serie di ben altra fattura ma di cui si sente l'eco, il cult d'annata "Ai confini della realtà". Da tenere presente che a causa della presenza di contenuti spesso violenti, "Bloodride" reca l'indicazione di divieto ai minori di 18 anni.

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