C'è la pandemia, ma la cultura vale (e si paga)

Il Festival della lettura di Ivrea lancia il segnale: sei lezioni on line, al prezzo di 5 euro l'una

C'è la pandemia, ma la cultura vale (e si paga)

Tutto bello, la condivisione, la solidarietà, gli hashtag, i canti a squarciagola e gli striscioni, le iniziative on line, incontri con gli autori, interviste con gli esperti, la visione dello scrittore, l'opinione dello scienziato, la creatività dell'artista... Tutto bello, specialmente se fatto con il cuore, il che, tradotto, significa gratis. È noto che «con la cultura non si mangia» (o meglio, mangiano in pochissimi), che «la cultura non paga», però insomma, ogni tanto qualche briciolina potrebbe finire sotto i denti... Per esempio, di fronte ai tanti proclami per riaprire le librerie, si potrebbe pensare che l'importanza della cultura sia finalmente sostenuta non soltanto a paroloni con cui sentirsi intellettualmente impegnati e moralmente soddisfatti, ma con i fatti, cioè con i soldi, e invece no: il lockdown ha coinciso con la chiusura totale dei rubinetti.

Ora però è tempo di ridare anche alla cultura quel che le spetta, in quanto valore e in quanto «filiera produttiva» con i suoi lavoratori e, quindi, di investire e di spendere per la cultura stessa: e a ricordarcelo è La grande invasione, il Festival della lettura di Ivrea, con una iniziativa digitale, come il tempo e l'emergenza prescrivono, ma a pagamento. Si tratta di sei lezioni online, organizzate fra il 29 maggio e l'1 giugno (quando di solito si svolge il Festival), intitolate «#aspettandoinvasione20» perché l'idea e la speranza sono che La grande invasione si possa realizzare dal vivo. Nell'attesa, lettori e affezionati possono godersi gli appuntamenti on line (con Chiara Alessi, Silvia Bencivelli, Matteo Nucci, Luca Scarlini, Andrea Staid, Chiara Valerio) al costo simbolico di 5 euro ciascuna, da acquistare tramite Paypal sul sito della manifestazione (bit.ly/invasione20). Una parte del ricavato sarà destinata ai relatori, l'altra andrà in beneficenza al Centro diurno di salute mentale di Ivrea, con cui La grande invasione collabora ogni anno. Ottimo esempio.

Commenti