A caccia di qualche novità televisiva si finisce nella Rsi (ma è in Svizzera...)

Dai comici "Frontaliers" alla serie "Sergio Colmes", le chicche d'Oltralpe

Nonostante i tempi che corrono (anzi, avanzano a passo di lumaca), continua a esserci un italiano che allegramente sconfina, incurante delle sanzioni. L'unica punizione la subisce alla dogana, dove gli danno del «badino»... A volte bastano pochi chilometri per entrare in un altro mondo, anche televisivamente parlando. Da inizio marzo, sintonizzandosi su alcune reti minori come Telereporter, in Italia i teleutenti forzati del digitale terrestre possono nuovamente atterrare sul pianeta della porta accanto: la Rsi. No, il fascismo è fuori discussione, qui si parla di Radiotelevisione della Svizzera Italiana, qui si parla di Frontaliers. Nata in radio nel 2006, la serie di brevi sketch ha conquistato il video nel 2010 e il 21 dicembre 2017 ha addirittura partorito quello che i «badini» di Varese hanno battezzato «primo cinepanettone ticinese».

Diciamo subito che siamo in presenza di due fuoriclasse: l'«azzurro» (altro ironico dispregiativo di cui si fregia) è interpretato da Flavio Sala. Abbigliamento multicolore e coppola Gatsby beige, a bordo della sua Panda rossa fiammante esordisce canticchiando «mi chiamo Roberto Bussenghi, e vengo da Usmate Carate, ogni mattina mi presento a Bizzarrone, passi la dugana e vu a Lugan a laurà!!!». Il ruolo del deuteragonista lo ricopre Paolo Guglielmoni, alias Loris Bernasconi, il doganiere di Bizzarone. Puntuale come un orologio ovviamente svizzero, tutto compreso dal compito di pedissequo tutore della legge, ogni giorno ferma l'altro al «casel», «come se non ci fosse un domani». E da lì parte una sarabanda di battute, cui partecipa il doganiere in seconda Veronelli, pardon «Verunel» (ancora Flavio Sala), con pastore tedesco «Rex» al guinzaglio. Una dolcissima turista francese (Barbara Buracchio) filma le scene ed è spesso materia del contendere fra il «Roby» e il «Berna». Nel tempo sospeso della recita, il derby fra cugini azzurri e rossocrociati è una parentesi di comicità pura. Nonostante poi, tornando all'altro tempo sospeso, quello che anche in Svizzera si sta vivendo, fra i tanti drammi è di stretta attualità quello dei veri frontalieri italiani, migliaia dei quali sono stati licenziati causa Coronavirus e attendono le indennità.

Ma, restando sintonizzato sulla Rsi, lo spettatore italiano a secco di novità da palinsesto può stuzzicare il proprio gusto archivistico con alcune chicche. Come le repliche della serie Sergio Colmes indaga, in onda fra il '99 e il 2005. Il giallo che va in scena, tutto in interno, nella piccola hall dell'«Hotel Augustus», ha un piacevole sapore di teatro dialettale italo-ticinese, con tante esse volte in zeta e tanta misura formale elvetica, e con il popolare Sergio Filippini (1938-2014) che fa il detective dell'albergo. La pièce è inframmezzata da un gioco in cui si confrontano due squadre: chi vince porta a casa una manciata di franchi e «una bela sudisfaziun»...

Se poi è ancora troppo presto per andare a dormire, puoi restare lì sul divano. E magari sentir dire da un'elegante signora in là con gli anni ma ancor piacente, durante il pacatissimo talkshow Borotalk, che la sera, per le strade di Zurigo, è meglio se le donne vanno in giro accompagnate. Non è una battuta: loro vivono a quaranta chilometri da Quarto Oggiaro, ma sono svizzeri.

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