Carlo Verdone: "Se Zalone prende 1200 sale vince per forza"

Il comico romano loda le capacità di Checco, ma fa un appunto: "Se esce e prende 1200 sale sa già che vince al primo cazzotto. Potrebbe lasciare qualcosa ai piccoli film"

Carlo Verdone: "Se Zalone prende 1200 sale vince per forza"

Il film di Checco Zalone fa ancora discutere. Mentre i più si divertono a dissertare su dove si posizioni politicamente il comico pugliese, gli altri attori e registi lo criticano (e lo lodano) per il suo successo ai botteghini. Anche Carlo Verdone, il cui nuovo film sarà nelle sale il 28 gennaio "L'abbiamo fatta grossa", ha fatto un "appunto" che ha lasciato intendere un certo fastidio per la decisione dei cinema di riservare moltissime sale a "Quo Vado?".

"Speriamo il nostor film incassi il più possibile nel più breve tempo possibile - ha detto Verdone in un'intervista a Repubblica - Negli anni Novanta scappavano quando uscivo io. Mi meraviglia lo stupore sugli incassi. Premesso che Zalone mi fa ridere per un’ora e mezza, e se va oltre inizio a sorridere, in questo momento rappresenta qualcosa di nuovo e originale, bravo nel colpire sui luoghi comuni. Fa l’antipatico eppure ha l’applauso della folla: la gente va a vedere lui, più che il film". Albanese ha aggiunto: "Zalone è una maschera nuova che fa felice il pubblicone. Fa bene al cinema e alle sale".

Ma poi la stilettata: "Ma ho un appunto - dice Verdone - potrebbe uscire quando vuole, ma se prende 1200 sale sa già che vince al primo cazzotto. Potrebbe lasciare qualcosa ai piccoli film. Non è una critica a lui, ci vorrebbero regole". Cosa manca al cinema italiano? "Novità e buoni sceneggiatori - aggiunge Verdone - I produttori danno poco tempo e pochi soldi, difficile lavorare così. Già sento chi parla di film su cafoni e tamarri. Mi auguro che questo paese si elevi dalla cafoneria che Zalone ha perfettamente rappresentato. Dicono che i miei primi film facevano ridere di più ma io ho dovuto sterzare per durare. Puntare sulla storia, andare oltre i personaggi. Dopo Bianco rosso e verdone i critici dall’entusiasmo passarono alla diffidenza, ero borghese, non popolare come Troisi e Benigni né intellettuale come Moretti. Ero quello da due stelle e mezzo. Un film come Compagni di scuola ne meritava di più. Ma il tempo è galantuomo".

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