Celentano fa i sermoni ma il pubblico vuole la musica

Prima serata del concerto-evento all’Arena di Verona. Tante canzoni, un'infinità di silenzi e qualche mini-sermone

Tanto rock a tinte eco-social. Ad aprire la prima serata di RockEconomy, il concerto di Adriano Celentano all’Arena di Verona, che riporta il Molleggiato live dopo diciotto anni ma lo fa apparire anche in diretta per la prima volta su Canale 5, è proprio l’economia. Molte canzoni, un'infinità di silenzi, un eccesso di tempi morti e, buttati qua e là, i soliti (incomprensibili) sermoni: "Non si sente che parlare di crescita. Tutti la invocano ma nessuno riesce a spiegarci in che modo si può dar luogo alla crescita. Personalmente credo che la crescita sia subordinata ad una drastica inversione di marcia dell'uomo senza la quale è impossibile venirne fuori".

Dopo un’anteprima con mini-sermone affidato alla voce fuori campo di Celentano che torna a ripudiare la guerra e l’abbandono della terra per il cemento, il programma parte con l’attore Valerio Amoruso e la giornalista del Tg5 Cristina Biachino che leggono brani degli economisti di fama internazionale Jeremy Rifkin e Serge Latouche. Il primo è conosciuto per il suo forte impegno ambientalista e per l’aver teorizzarizzato la civiltà dell’empatia, che si fonderà sulla capacità di immedesimarsi nello stato d’animo o nella situazione delle altre persone e il secondo per i suoi lavori di antropologia economica e per le sue teorie sulla decrescita economica. Dopo il prologo economico a tinte forti che tocca temi caldi come le insopportabili diseguaglianze sociali e la rigidità delle politiche di bilancio che finisce per bloccare il mercato, è il momento dell’ingresso di Celentano che varca il grande portone che domina una scenografia che ricorda un po' una via Gluck anni Cinquanta con un bar e un’osteria ma anche con grande schermi alle spalle che permetteranno di proiettare immagini che cambieranno l’atmosfera per accompagnare i diversi brani del concerto. Il Molleggiato, che nel corso della serata non rinuncia ai suoi proverbiali sermoni, chiarisce immediatamente che di concerto si tratta, infilando subito diversi brani in sequenza. Si parte con Svalutation. Quindi è la volta del rock’n’roll anni Cinquanta con Rip it up e con Si è spento il sole. Poi arriva La cumbia di chi cambia, che Celentano canta seduto al tavolo dopo una gag con lo stesso barista amico che gli portava l’acqua in Rockpolitik e con un gruppo di giovani ballerini. Immancabile Pregherò, versione italiana di Stand by me, incisa nel ’62. Prima di intonarla, dice: "C’è un ragazzo qui che si chiama Paolo Bonolis, se non canti questa canzone ti tiro dietro qualcosa...".

"Come si fa a dire agli operai 'voi dovete spendere' quando invece non ci sono i soldi per arrivare a fine mese e aumentano le tasse?". Svestiti i panni del cantautore, Celentano si intrattiene per un buon quarto d'ora con Jean-Paul Fitoussi, economista critico della rigidità nelle politiche di bilancio e di economia monetaria per i loro effetti su crescita e occupazione, il cantante Gianni Morandi e i giornalisti Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. Dopo essersi complimentato con Fitoussi, che ha sparato duramente contro l'Unione europea e ha denunciato i governi occidentali di non essere più democratici, il Molleggiato ha ribadito quanto già espresso in altre circostanze: "In televisione si sentono tanti politici che parlano ma non si capisce dove finiscono, quale sia il traguardo delle loro parole". In realtà, il "pistolotto" politico-moralista dibattito molto sembra non interessare il pubblico dell'Arena di Verona che dopo un po' rumoreggia per chiedere a Celentano di rimettersi a cantare. In platea i fan agitano striscioni che richiamano canzoni e tormentoni della carriera di Celetano come "Forte più di te, non si sa chi c’è" e "Quanto noi ignoranti eravamo di più, tutto era più bello". Ce n’è persino uno da inizio campagna elettorale: "Adriano premier".

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