Un "Certamen" del 1246 svela le oscurità in un'abbazia

Giustizia, legge, religione, eresia e amore superiore sono i cinque elementi cardine che scatenano il plot di Certamen 1246 di Giovanni Casella Piazza

Giustizia, legge, religione, eresia e amore superiore sono i cinque elementi cardine che scatenano il plot di Certamen 1246 di Giovanni Casella Piazza (Besa Editrice, pagg. 572, euro 28), thriller storico che deve molto sia al Nome della Rosa di Umberto Eco sia ai gialli di Fratello Cadfael di Ellis Peters e ai romanzi storici di Marcello Simoni. L'annus horribilis dove avvengono le vicende che sconvolgeranno i protagonisti della storia è il 1246 del titolo e il segreto di quanto avvenuto all'epoca costringe i personaggi a cambiare la loro visione sul 1268, che stanno vivendo all'interno di un'abbazia del comasco. Qui giunge il notaio Aielli, scortando un misterioso studente di nome Ziriolo, inviato dal patriarca di Aquileia per incontrare l'abate Ariberto e consegnargli un plico che contiene un segreto. La scomparsa di due monaci e poi del giovane Ziriolo fa sprofondare l'abbazia in un clima di sospetto e paura. Spetterà al notaio Aielli far luce suo malgrado sul mistero, sgretolando poco a poco l'integrità e l'onestà dell'abate, costringendolo a svelare le sue connivenze con Federico II di Svevia, le sue tentazioni carnali, il suo essere arrivato vicino all'eresia, l'aver deciso di votare lealtà e sacrificio a colui che alcuni sostengono essere il diavolo.

Ma il passato non si può cancellare così come i delitti commessi tanto che Ariberto dovrà poi confessarli: «Per Federico ho condotto missioni; ho spiato i miei concittadini; ho mentito al mio vescovo; mi sono ribellato all'autorità della Chiesa. E non solo: ho usato questo monastero per congiurare contro il Papa, giungendo perfino a nascondere, dentro le sacre mura, l'imperatore deposto. Tutto ciò perché dal tempo della zuffa alla darsena è sorto in me viepiù il vanto di stare a contatto con coloro che decidono le sorti degli uomini e una brama di poter fare la mia parte. La voglia di primeggiare e il sapore del potere sono stati per me come inebrianti pozioni». Ma il potere può davvero salvare un uomo, renderlo felice? Quanto costano certi patti diabolici che portano a perdere la propria anima abbandonando beni spirituali ben superiori?

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