"Così abbiamo portato in scena i cani da guerra"

Intervista a Channing Tatum e Reid Carolin, registi del film “Io e Lulù”, nelle sale italiane grazie a Notorious Pictures

Channing Tatum: "Così abbiamo portato in scena i cani da guerra"

Un'esilarante avventura ricca di colpi di scena, una commedia divertente ed emozionante che evità la trappola del "già visto" ed esplora territori nuovi. Da oggi è nelle sale italiane "Io e Lulù", distribuito da Notorious Pictures e diretto da Channing Tatum e Reid Carolin. Il film racconta la storia di Briggs, interpretato dallo stesso Channing Tatum, e della simpatica cagnolina Lulù: nel corso del loro viaggio, i due instaureranno un forte legame che li aiuterà a conoscersi, rideranno a crepapelle e troveranno la felicità. E anche la locandina lo conferma: tranquilli, il cane non muore!

"Io e Lulù" è l'esordio alla regia di Channing Tatum, affiancato dal produttore e sceneggiatore Reid Carolin. Una nuova esperienza per l'attore di Cullman, noto al grande pubblico per le sue interpretazioni in "Magic Mike", "22 Jump Street" e "Foxctcher - Una storia americana", senza dimenticare la collaborazione con Quentin Tarantino in "The Hateful Eight". Il 42enne non ha mai fatto mistero del suo amore per i cani, basti pensare al grande dolore provato per la scomparsa della sua Lulù (stesso nome del cane protagonista del film), morta nel dicembre 2018.

Prima di "Io e Lulù", entrambi avete lavorato ad un documentario sui cani da guerra...

Reid Carolin: "Abbiamo prodotto il documentario per la HBO sui cani da guerra, e questo ci ha introdotto in un'intera comunità di Rangers dell'esercito e i loro cani, con cui lavorano nelle forze speciali. E ci siamo innamorati di questi ragazzi. E abbiamo finito il film. Sapevamo di voler continuare a raccontare una storia in questo mondo. E poi Chan ha perso il suo cane. E questo ha fatto creato una connessione tra qualcosa di personale e questa esperienza che avevamo appena vissuto".

Channing Tatum: "Sì… Quando ho perso ‘mia figlia’ (riferimento alla morte del suo cane, ndr), stavo attraversando un periodo piuttosto difficile, la vita è davvero complessa. E stavo perdendo la mia migliore amica in quel periodo. E, sapete, abbiamo attraversato un sacco di macchinazioni diverse per raccontare quella storia, quel legame, quello che c'è tra un uomo e un cane o una donna e un cane, in realtà un umano e un cane. E poi, quando abbiamo iniziato ad esaminare questi cani 'soldato' che, sapete, sono stati molto condizionati e gli è stato insegnato a dosare le loro emozioni, a dosare la loro connessioni con il mondo in generale, che non hanno sperimentato ciò che hanno vissuto nella loro vita. E sì, probabilmente sono anche entrati nell'esercito un po', quasi condizionati a farlo. Sono un po' speciali in un certo senso, i Rangers non sono solo normali militari, stanno facendo cose molto specializzate ed è davvero affascinante. Loro erigono questi muri che non permettono alle persone di vedere le proprie emozioni. E poi, un cane può entrare nella stanza e trasformare questi soldati incalliti in piccoli cuccioli di cane che amano i ragazzi. Li ha come sbloccati".

Entrambi amate i road movie...

Reid Carolin: "Quando abbiamo collegato tutti i punti di queste esperienze che abbiamo avuto nella vita, li abbiamo sempre ricondotti alla voglia di fare un road movie. Sono i nostri tipi di film preferiti. Soprattutto perché sono pieni di cuore e umorismo. Ti emozionano, ti fanno sentire qualcosa e ti espongono a nuove idee, luoghi e personaggi selvaggi. Così, abbiamo deciso di impostare questo film su quel tipo di struttura, sperando che fosse un modo per introdurre le persone in questo mondo di soldati delle forze speciali e dei loro cani. Questo è molto particolare ed estraneo alla maggior parte delle persone. Non volevamo fare un film di guerra. Non volevamo fare un film che fosse triste e cupo, su persone distrutte. Volevamo che parlasse di questi ragazzi che abbiamo conosciuto e di cui siamo diventati amici, che sono davvero pieni di vita. E questi cani lo sono altrettanto, se non ancora più vivi e dinamici. Volevamo andare verso questa direzione, uscire fuori dall'esercito ed entrare in questo mondo della strada".

Channing Tatum: "Abbiamo parlato molto del tono all'inizio, e non volevamo fare un film triste sui soldati. Una delle prime cose che ci siamo detti quando ci siamo guardati è stata: 'Non stiamo facendo un film di soldati tristi, ogni film di soldati è in qualche modo una cosa molto dark'. E, come, sapete, c'è l'oscurità, ma ci sono anche i ragazzi che sappiamo essere così divertenti e così vivi".

Su cosa vi siete concentrati a proposito del rapporto tra Briggs e Lulù?

Reid Carolin: "Entrambi si sono preparati per essere i soldati più duri sulla faccia del pianeta, che non si arrendono mai. E alla fine del film, entrambi si ritrovano ad arrendersi l'uno all'altro e ad arrendersi a un nuovo modo di vivere, la transizione dalla guerra alla vita civile e alla pace. E così ci è piaciuto che l'intera storia fosse incentrata su questo viaggio di resa".

Come avete lavorato sulle riprese dei cani?

Reid Carolin: "Nel film volevamo davvero riprendere i cani in un modo che la maggior parte dei film sui cani non fa. Non solo volevamo rendere il cane un personaggio principale del film dal punto di vista emotivo, ma anche nel modo di stare in scena. Normalmente nei film sui cani, spesso i tagli sul cane e le inquadrature sono di raccordo, c'è un addestratore fuori campo che fa fare delle cose specifiche al cane, e poi si taglia indietro all'azione. Noi invece volevamo fare delle riprese più ampie possibili, con il cane che aveva capito come comportarsi e poteva interagire con Chan in un modo più complesso, che è difficile da fare quando si ha un programma breve e difficile da fare con i cani. Ed è sempre una sfida lavorare con gli animali, ma i nostri addestratori sono stati davvero incredibili e Chan ha passato mesi e mesi a lavorare con questi cani ogni giorno, grazie al quale siamo riusciti a raggiungere un livello di realismo che la maggior parte dei film sugli animali non raggiunge".

Quanto è stato importante ricreare l'autenticità militare?

Reid Carolin: "Beh, avevamo un gruppetto di veri rangers del nostro documentario e alcuni altri ragazzi che avevano legami ed erano già introdotti nel nostro mondo. Per ogni singola scena che abbiamo fatto alla base dei Rangers, Fort Lewis a Washington, e poi al funerale dei Rangers al bar. E al Pat che si chiama Pat Barry's fuori dalla base. E poi di nuovo al funerale di Riley e nel deserto, avevamo una vera guardia di colore militare e consulenti lì. Quindi sì. Dove possibile, abbiamo incluso gente vera in questo, in tutto questo processo e i Rangers sono stati incredibili. Voglio dire, sono letteralmente venuti e ci hanno aiutato a costruire ogni minimo dettaglio del nostro set alla base del bar. Loro erano davvero responsabili di ogni decisione creativa su come il design della produzione appariva in quei mondi".

Channing Tatum: "Ed è davvero specifico in questi mondi, come se questi ragazzi vivessero in quei mondi".

Raid Caroline: "Ciò significa tutto per loro. È come l'ultimo dettaglio su un'uniforme".

Channing Tatum: "Loro ci dicevano cose come: 'Perché quell'arma è in questa stanza? Non ha senso che ci sia quest'arma. Perché dovrebbe essere lì?'. E noi rispondevamo che era quello che avevamo. E loro: 'Beh, qualcuno dovrebbe smontarla e pulirla'. E per noi era fantastico, erano cose a cui non avevamo neanche pensato".

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