Chi non compra libri è "Rinnegato e bastardo". Parola (arrabbiatissima) di Giovanni Papini

Torna un testo ironico e furente sulle "disgrazie" della lettura in Italia

Chi non compra libri è "Rinnegato e bastardo". Parola (arrabbiatissima) di Giovanni Papini

La domanda è antica come la stampa a caratteri mobili. Ma perché nessuno di noi, di voi, di loro, si sognerebbe mai di chiedere gratis una cravatta a un negoziante, o un Dry Martini a un barman, o un chilo di pere Guyot - per dire - a un fruttivendolo: Ma moltissime persone, anzi: troppe, non si imbarazzano nel chiedere un libro omaggio all'autore o peggio all'editore?

Già, perché?

Ce lo chiediamo sempre tutti, noi autori ed editori. E se lo chiese, in modi particolarmente furiosi e ironici, anche Giovanni Papini (1881-1956), spirito ondivago ma formidabile polemista, in un pamphlet che sembrerebbe scritto oggi, e perciò giustamente ripubblicato ora, nel momento più disgraziato, appunto, per l'editoria - titolo: Le disgrazie del libro in Italia - (LB edizioni, pagg. 36, euro 5). In realtà, per quanto riguarda lo stato di salute del lettura in Italia (sempre pessimo), una differenza fra la visione di allora e quella di oggi, c'è. Ai tempi di Papini ci si basava sull'osservazione diretta, oggi sulle statistiche. Il risultato però è lo stesso: nel nostro Paese, tolto uno zoccolo duro ma minuscolo di lettori forti, il libro è un oggetto sconosciuto.

A proposito. Piccola nota introduttiva. Andrea Kerbaker, nella introduzione, fa notare che sì, è vero: Le disgrazie del libro in Italia fu pubblicato da Vallecchi nei primi anni '50 del '900. Ma l'autore in quel momento era già anziano, il suo sarcasmo smussato e la prosa appesantita da una spaventosa conversione a «U» al cattolicesimo. Invece le pagine che stiamo leggendo sono brillanti, veloci, vere staffilate. Possibile quindi che fossero state scritte molto tempo prima, nella fase dell'arrabbiatura futurista, e poi rimaste in un cassetto.

Comunque sia, leggere la lamentatio di Papini è molto divertente. Da una parte. E dall'altra lascia un sapore amarognolo in bocca.

Esempi del primo caso: l'elenco degli espedienti cui ricorrono gli italiani - definizione dell'autore: «parassiti» - per accaparrarsi un libro gratis (il più usato ovviamente è chiederlo in prestito a un amico per non restituirlo); l'elenco delle categorie che NON comprano libri (analfabeti, «imbecilli, mentecatti e dissennati», «marrani arricchiti», «mondani ottusi», «piccoli borghesi e proletari» che spendono migliaia di lire per un film o una partita di calcio ma non ne hanno una quando si tratta di entrare in libreria...); l'«inventario squallido» dei libri che si trovano nella maggior parte delle case italiane (libri di cucina, «qualche libro di scuola», la cabala del Lotto, qualche opera classica, «ma non sempre», «e infine l'elenco del telefono»: cioè esattamente come oggi, solo con qualche Camilleri in meno).

Un esempio invece dei misteri dolorosi, è lo sconforto nel vedere un popolo un tempo faro del Sapere diventato indifferente ai libri e alla lettura: «Quegli italiani che posseggono e leggono e studiano buoni libri sono i salvatori e mallevadori di quella grande tradizione, di quella gloriosa e necessaria civiltà. Tutti gli altri sono eredi senza onore - attenzione: gran finale, ndr - e rinnegati bastardi».

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