Un David Copperfield che cancella le lacrime

Il regista scozzese di origine italiana Armando Iannucci è un hooligan dickensiano

Il regista scozzese di origine italiana Armando Iannucci è un hooligan dickensiano ma ciò che maggiormente lo ha affascinato dello scrittore di Portsmouth è il lato ironico e leggero e l'accento sui chiaroscuri dell'epoca vittoriana in cui visse. E questi sono gli elementi che contraddistinguono La vita straordinaria di David Copperfield, film ispirato al romanzo di Charles Dickens ma che attualizza attraverso un protagonista come Dev Patel, spuntato dalle baraccopoli di Mumbai e diventato The Millionaire, poi riapparso in Marigold Hotel e in Attacco a Mumbai dopo aver fatto il figlio adottivo di Nicole Kidman in Lion. Insomma una produzione ancorata alla «Natale India» che ora si arricchisce di uno straordinario eroe della porta accanto come appunto David Copperfield. Trama ispirata dunque all'autore britannico di cui Iannucci è costretto a sfrondare pagine con il decespugliatore. Sfiorano le seicento nel capolavoro letterario, non devono superare le duecento in una sceneggiatura. Ovvio quindi che non ogni episodio trovi un riflesso diretto ma quello che non manca - accanto a garzoni neri, zie buffe (Tilda Swinton) e stralunati cugini alla Mr Dick (il Dr House Hugh Laurie) - è proprio la capacità di sottolineare il lato leggero della vita disperata del piccolo Copperfield, orfano di papà e costretto a fare i conti con un patrigno cattivo che lo tiene all'oscuro anche della morte della madre. Il cammino verso il successo, umano e professionale, è scandito da incontri con figure quasi caricaturali a metà strada fra quelle tipiche di metà Ottocento e le attuali. Agnes è anch'essa un omaggio alla multirazzialità dell'opera di Iannucci che sembra aver guardato a Chaplin e alla tradizione degli albori del cinema nelle scene slapstick che sembrano rendere questo film figlio di varie epoche e vari generi. Dalle favole alla casa incantata in una barca rovesciata sulla spiaggia. Insomma, niente diktat siamo inglesi. E la lottizzazione stile codice Hays dettata da Hollywood in estate è in parte disattesa. Dio salvi pure la regina. Ma anche cinema e letteratura.

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