De Gregori: "Canto Dylan. Ma che fatica tradurlo..."

Il cantautore raccoglie undici successi del guru folk

De Gregori: "Canto Dylan. Ma che fatica tradurlo..."

Antonio Lodetti «In queste canzoni non cercate il Dylan sociale, o sentimentale, o qualunque altro lato della poetica dylaniana. La mia scelta è stata casuale, nel senso che è dettata dalla ricerca di una metrica e di una sonorità che si adattassero bene all'italiano». Così Francesco De Gregori spiega il suo album-tributo a Bob Dylan - in uscita oggi - dal significativo titolo De Gregori canta Bob Dylan. Amore e furto. Il disco è un sincero, intimo e splendido omaggio all'artista che è stato la maggior fonte di ispirazione per De Gregori (che tra le altre cose aveva già registrato la sua versione di If You See Her Say Hello qui inclusa) e il suo idolo sin da quando aveva 14 anni. «Allora suonavo al Folkstudio di Roma e traducevo i testi di alcune ballate di Leonard Cohen, ma amavo anche i Beatles e i Rolling Stones. Poi arrivò a gamba tesa Dylan con quel suono sghembo e per niente allineato. Non sapevo l'inglese ma ero nell'età migliore per rimanere impressionato da tutto questo. Dai primi anni '70 ho cominciato a tradurre brani di Dylan. Ricordo Desolation Row che eseguivamo con Fabrizio De André». Desolation Row, uno dei brani più emblematici e immaginifici del poeta di Duluth, è presente anche in questa raccolta in una bellissima versione, sempre intitolata Via della povertà. «Io e Fabrizio eravamo molto fieri della nostra versione, che si discostava parecchio dall'originale. Oggi ho maggior senso di responsabilità e sono rimasto fedele al testo. Non è giusto portare il proprio mondo letterario in quello di un altro».Ci tiene De Gregori a ribadire il suo ruolo di fedele traduttore.

«Tradurre vuol dire soprattutto stare sulla musica e privilegiare l'importanza dei suoni uniti al testo, perché è sempre il suono che comanda sul testo». Così Francesco racconta il suo procedimento di scrittura: «Adattare i suoi testi alla metrica italiana è stato un problema affascinante. Come una sorta di Settimana Enigmistica. Non ho preso il canzoniere di Dylan e a freddo scelto alcuni brani; è come se certe canzoni mi fossero apparse davanti agli occhi dicendo: io posso farmi tradurre e viceversa. La più difficile da elaborare è stata Dignity, una vera sfida. Anche Sweetheart Like You è stata parecchio complicata; continuavo a canticchiarla ma non riuscivo a tradurre sweetheart in modo convincente. Alla fine mi è venuto angioletto e tutto è filato via liscio». Altre canzoni non sono state scelte per analoghe ragioni. «Testi come Blowin' in the Wind sono talmente scolpiti nel nostro animo di dylaniani da non poter essere toccati, mentre Just Like a Woman secondo me è intraducibile perché queste parole in inglese sono liriche e drammatiche, mentre in italiano come una donna non funziona».Molto evocativa la versione di I Shall Be Released tratta dai Basement Tapes (intitolata Come il giorno) e particolarmente interessante Acido seminterrato che esalta Subterranean Homesick Blues cambiando continuamente la ritmica del testo. De Gregori si innervosisce leggermente quando qualcuno vuole attribuire nuovi significati a queste parole. «Non si può competere con Bob Dylan su niente. Io sono De Gregori, ho una mia storia e le cose che voglio dire le scrivo in prima persona, non ho bisogno di distorcere quelle di Dylan». Il cantautore è anche felice quando altri interpretano i suoi successi, magari stravolgendoli come è successo recentemente all'Arena di Verona con molti ospiti giovani. Il nuovo album, con i suoi mille significati e paradigmi, sarà la colonna portante del prossimo tour di Francesco, in partenza nei principali club e teatri italiani dal 5 marzo. «In concerto le eseguirò tutte insieme, non so ancora in quale parte dello show, per conservarle come un unicum compatto». Stasera intanto su Sky Arte ci sarà un documentario-intervista al cantautore.

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