"Elvis" brilla per costumi e musica non per trama

Anche al rock spuntano lacrime. Dopo Ethan Coen che ha raccontato la leggenda del "killer" Jerry Lee Lewis, è Baz Luhrmann a fare un'incursione nella musica degli anni '50 e '60

"Elvis" brilla per costumi e musica non per trama

Anche al rock spuntano lacrime. Dopo Ethan Coen che ha raccontato la leggenda del «killer» Jerry Lee Lewis, è Baz Luhrmann a fare un'incursione nella musica degli anni '50 e '60. E Cannes continua a ballare. Stavolta sulle note di Elvis, fuori concorso ma atteso come un evento, grazie al fuoriclasse Tom Hanks che interpreta il vero «protagonista», l'agente del cantante, il Colonnello Tom Parker. L'idolo di Memphis per generazioni di tutto il mondo è raccontato dall'uomo che ne scoprì il talento quando era solo un giovane che si esibiva nei locali.

La nascita del mito rock resta però in secondo piano rispetto all'uso e all'abuso di una biografia nota e arcinota. E questo è il limite di un film furbo che regala allo spettatore caramelle, in forma di hit indimenticabili, dietro le quali però resta pochino. Ed è un peccato perché l'ex Forrest Gump è attore sopraffino che avrebbe meritato un ruolo più incisivo. Invece di indugiare nella biografia arcinota di Elvis Presley, strategicamente perfetto per sedurre il pubblico, poteva essere più curioso far luce su un agente, considerato un genio nell'America di quegli anni e finito a consumare una fortuna nelle macchinette mangiasoldi di Las Vegas.

Tom Parker è uomo ombra di Presley e figura contraddittoria. Sopravvisse al suo cliente e partecipò al funerale indossando una camicia hawaiana con un sigaro in bocca. Un tono dissacrante che lasciò di stucco i fan e la famiglia. Insomma, un piccolo mosaico che avrebbe giustificato il primo piano del «Colonnello» pur lasciando spazio alle canzoni di Elvis.

Quello che esce dai cinema della Croisette è comunque un film che piacerà al pubblico. Eccellenti le musiche e di grande effetto i costumi di un Elvis che ha lasciato un museo ricco di dischi d'oro e di platino, chitarre e abiti di scena nel santuario di Graceland dove è venerato come una divinità. Il resto è un tuffo in un'America da nostalgia tra macchine vintage, locali che hanno il sapore perduto della malinconia di un tempo che fu.

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