"Ema" e "La candidata ideale", titoli festivalieri arrivano al cinema

Proprio durante il Festival di Venezia, arrivano finalmente in sala due film presentati lo scorso anno al Lido. Sono pellicole d'autore agli antipodi tra loro e che non lasciano indifferenti

Questa settimana approdano al cinema due film presentati lo scorso anno in concorso al Festival di Venezia: "Ema" di Pablo Larrain e "La candidata ideale" di Haifaa Al-Mansour.

Il primo è ambientato nel Cile contemporaneo, nella pittoresca città portuale di Valparaiso, e racconta di una giovane e talentuosa ballerina (Mariana Di Girolamo) che si esibisce in un ensemble di danza moderna guidato dal marito, il coreografo Gaston (Gael Garcia Bernal).

Il loro è un matrimonio a pezzi, che non è riuscito a superare la scelta di "ripudiare" il bambino di sei anni che i due avevano adottato. Del resto il piccolo ci ha messo del suo, provando a incendiare casa, deturpando il volto della sorella di Ema e congelando un gatto.

Ema tenta di superare il senso di colpa per non aver saputo interagire con una creatura così particolare, addossando la responsabilità del fallito progetto familiare al marito. Il resto è un trionfo di promiscuità, in cui il reggaeton danzato con le amiche in strada sfuma in una sessualità usata come arma. Il ballo diventa sedativo esistenziale mentre il corpo si dimena.

Musica alla lunga snervante e finale quasi ilare che riscatta in parte il resto della visione. Il regista di "Neruda" e "Jackie" (per citare i lavori più recenti), a questo giro, anziché un bel film dà alle sale un "trucco" orgogliosamente disturbante.

Altro stile, quasi speculare, quello di "La candidata ideale", film sulla condizione femminile nel mondo arabo. Diretto dalla prima regista donna dell'Arabia Saudita (fattasi già notare per "Mary Shelley – Un amore immortale" con Elle Fanning), racconta una storia di emancipazione femminile che ha per protagonista una giovane e determinata dottoressa saudita, Maryam (Mila Alzahrani). In procinto di recarsi a Dubai, la donna viene bloccata ai controlli dell’aeroporto di Riad perché il permesso di viaggio rilasciato dal padre, suo tutore maschile come stabilisce la legge saudita, non è stato rinnovato. Maryam si rende conto che è ora di tentare di cambiare le cose e si candida alle elezioni del consiglio comunale. A darle problemi avrà sia l'ostilità di alcuni congiunti sia la tradizione maschilista del luogo.

Il diktat morale del film è provare a fare la differenza, anche se è difficile nei paesi arabi di fede islamica, in cui il femminile è ancora ritenuto inferiore.

"La candidata ideale" è un'immersione realistica laddove la diffidenza tracima nel disgusto e costumi ritenuti sacri vengono contaminati da una progressiva occidentalizzazione (soprattutto grazie a internet, il che è raccontato in modo spassoso).

Cronaca di una sconfitta annunciata, quella della protagonista? Forse, ma meramente numerica perché sono varie le conquiste che Maryam ottiene durante il film.

"La candidata ideale" affronta la questione di genere in una società profondamente contraddittoria ma in cui il cambiamento è già in atto.

In definitiva, si tratta di due film di nicchia, per palati cinefili in cerca di sapori diversi dai soliti.

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Commenti

steacanessa

Gio, 10/09/2020 - 15:48

In sostanza, il primo appartiene alle boiate pazzesche e il secondo da qualche speranza di resurrezione alle schiave islamiche.