Da "Emozioni" al "Nastro rosa" Mina nel paradiso di Battisti, tu chiamala se vuoi magia

In un doppio disco la grande interprete raccoglie la «sua» versione di Lucio. Con inediti e rarità

Da "Emozioni" al "Nastro rosa" Mina nel paradiso di Battisti, tu chiamala se vuoi magia

Eppure il confronto è impressionante. Nel nuovo doppio cd Paradiso (Lucio Battisti Songbook, anche in doppio vinile) non ci sono soltanto le canzoni di Mogol Battisti che Mina ha cantato in quasi mezzo secolo in dischi «mirati» come Mazzini canta Battisti del 1994 e Minacantalucio del 1975 oppure in altre occasioni. Ci sono anche due brani in versione inedita, cantati adesso da Mina e il confronto è impressionante: lei ha la stessa voce. Lo stesso timbro. La stessa agilità.

Ad esempio il medley Emozioni/Ancora tu/Sì, viaggiare/I giardini di marzo è stato registrato nell'ultimo concerto della vita di Mina, almeno finora: al Teatro tenda Bussoladomani a Marina di Pietrasanta il 23 agosto 1978. Invece Acqua azzurra, acqua chiara arriva dal disco Catena del 1984 e Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi da Uiallalla del 1989 e via dicendo. Se li ascoltate, oppure ascoltate Insieme oppure Io e te da soli composte da Mogol Battisti e pubblicati da Mina nella primavera/autunno del 1970 e li confrontate con Vento nel vento registrata qui per la prima volta da Mina con gli arrangiamenti di Rocco Tanica, beh, sembrano incisi nello stesso giorno. Ma nel frattempo sono trascorsi 48 anni. Allora lei era trentenne. Oggi ne ha compiuti 78. È un caso unico nella storia della musica leggera.

In ogni caso, al di là dei confronti, Paradiso è la radiografia del legame tra due incredibili artisti che insieme hanno tenuto per mano tanta canzone d'autore. Oltre al favoloso duetto a Teatro 10 sulla Rai il 23 aprile 1972, (neanche nove minuti per interpretare Insieme, Mi ritorni in mente, Il tempo di morire, E penso a te, Io e te da soli, Eppur mi son scordato di te, Emozioni) i loro talenti si sono incrociati a distanza nel corso dei decenni.

Sono stati insomma in equilibrio sul filo sottile dei confronti e adesso si riuniscono in questo Paradiso.

Naturalmente tutti i brani sono stati editati, restaurati, rimasterizzati e rimixati nel sofisticato percorso che da registrazioni a 8 o 16 piste porta alle 48 digitali. E in cinque brani sono stati aggiunti programmazione e tastiere. Ma il processo aggiunge poco alla magia di questi suoni, anzi.

Ad esempio l'altro inedito, ossia il Tempo di morire, arrangiata da Massimiliano Pani, nella perfezione chirurgica dei suoni perde per strada il fascino straziante del lamento di chi non riesce ad avere l'amore e si rassegna a barattare la motocicletta cromata in cambio di sesso.

Comunque, solo a pronunciarli insieme, Mina e Battisti fanno vibrare il cuore di tre o quattro generazioni di italiani. E basta ascoltare come lei interpreta I giardini di marzo per rendersi conto di quanto fossero vicini nella sensibilità.

Per dirla tutta, Mina incise addirittura le versioni spagnole dei brani di Battisti come Yo pienso en ti oppure Juntos e altre tre che sono incluse in questo Paradiso.

Erano davvero paralleli ma convergenti. Non a caso, pochi giorni dopo la morte dell'amico, Mina scrisse una lettera a Liberal (qui riproposta integrale) pentendosi di aver rispettato «il tuo desiderio di essere lasciato in pace. Forse ho fatto male, sai?» e per raccontare un suo sogno destinato a non avverarsi mai più: «Insieme con Moreno, un giovane corista molto bravo che tu non hai conosciuto, avevamo deciso che se mai tu avessi fatto di nuovo un concerto, saremmo venuti a farti il coro. (...) E nella nostra follia avevamo già pensato alla scaletta».

Forse una parte dei brani che avrebbero cantato insieme si ritrova idealmente qui, da una intensissima Il nostro caro Angelo alla irriverente e scanzonata Il leone e la gallina che non tutti ricordano perché Battisti la pubblicò nello stesso disco nel quale c'erano La canzone del sole, I giardini di marzo, Innocenti evasioni, E Penso a te, in pratica capolavori che toglievano luce a tutto il resto. E che, ascoltandoli uno dopo l'altro, fanno tornare un passato che si scopre non essere per nulla passato.

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