La fiaba nera di Bourne strega il pubblico

La fiaba nera di Bourne strega il pubblico

Matthew Bourne è il coreografo numero uno d'Inghilterra. Ma ancor prima, è un geniale imprenditore culturale. Creativo e allo stesso tempo pragmatico, capace di firmare puntualmente spettacoli da primato. Il caso del suo Lago dei Cigni, il balletto più rappresentato del West End londinese e di Broadway, vale a dire i mercati che - in questo genere - più contano. Bourne prende i classici, li riscrive e li trasforma in prodotti di largo consumo salvaguardandone, però, la qualità. «Quando rielaboro un capolavoro lo voglio rendere fruibile a tutti, anche a chi non ha mai messo piede in un teatro e non sa cosa sia un balletto» ci ha spiegato Bourne, ieri al debutto italiano della sua Sleeping Beauty.
La bella addormentata è appunto il balletto che a Londra, dove ha esordito in dicembre, ha sbancato collezionando 100 sold out al Sadler's Wells. Lo spettacolo esce solo ora dall'Inghilterra e la sua prima tappa, prima della puntata moscovita e statunitense, è Ravenna. Qui, ha inaugurato (con repliche fino a domenica) il festival che ha le sue punte proprio nella Bella addormentata, quindi nel recital del violoncellista Yo-Yo Ma, altro appuntamento in esclusiva italiana, l'omaggio a Giuseppe Verdi di Riccardo Muti alla testa dell'Orchestra Cherubini, a Ravenna e alla terremotata Mirandola, e il Nabucco in forma di concerto.
Con la Bella addormentata, Bourne chiude la trilogia di spettacoli ispirati ai tre balletti di Cajkovskij: Schiaccianoci e Lago dei cigni. Bourne fa tutto di testa sua, aggiunge personaggi, cambia epoca storica. Si parte da Aurora, la protagonista: «non è la classica principessa, e neppure una spice girl. È un maschiaccio, una ragazza un po' selvaggia, libera e ribelle. S'innamora di Leo, il guardiacaccia del re, il ragazzo che con un bacio risveglia la fanciulla dopo 100 anni di sonno. Per farlo sopravvivere al secolo di sonno, l'ho trasformato in vampiro». Bourne colloca l'inizio della vicenda all'epoca del balletto di Cajkovskij-Petipa, dunque al 1890, spostando il secondo atto nel 1911, fase dell'esplosione dei valzer. Terzo atto senza tempo, e IV spostato ai giorni d'oggi. Il sipario cala su un «matrimonio inquietante, fa pensare a un sabba, a un rito sacrificale. L'ultimo atto è stato il più difficile da realizzare: è difficile ritrarre l'epoca in cui stai vivendo».

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