«Fidelio» in fabbrica tra realismo e poesia

«Fidelio» in fabbrica tra realismo e poesia

È con Fidelio di Beethoven che il 7 dicembre debutta la stagione della Scala. Una strana apertura per i milanesi, osserva con ironia il nuovo sovrintendente, Alexander Pereira (fu il suo predecessore a scegliere il titolo).

TRAMA La vicenda si svolge in un carcere, e per la pena del contrappasso: nella Milano di Expo. Per la verità, regista - Deborah Warner - e direttore - Daniel Barenboim - disegnano un Fidelio centrato sul coraggio di Leonore la quale, travestita da uomo, Fidelio, si introduce in una prigione per liberare il marito, Florestan.

REGIA Il tema, spiega la Warner, è la «ricerca della verità nel profondo di una prigione». Fidelio riprende un tema classico (Orfeo), «ma i ruoli tradizionali sono rovesciati: qui è una donna a scendere negli inferi per recuperare l'uomo che ama». È una produzione contemporanea, ma senza riferimenti all'attualità. Si confrontano due storie d'amore, quella fallimentare di Marzelline/Fidelio e quella di successo di Fidelio/Florestan. Due gli strati sociali in gioco, in primo piano quello sofferente di Rocco, Marzelline e Jaquino: «vivono miseramente, facendo pulizie e badando ai prigionieri».

SCENOGRAFIA Tutto si svolge in una struttura dismessa. Una ex fabbrica. Nessun riferimento, tuttavia, al tema del lavoro precario e in situazioni precarie. Non è un carcere di Stato, bensì un luogo straniante dove si deve pur svolgere la vita quotidiana di Jaquino e Marzelline. Chloe Obolensky ha disegnato scene realistiche ma anche poetiche. È un «allestimento contemporaneo: non per amore di novità, è il tema a richiederlo, questa storia continua a parlarci» (Obolensky).

CANTANTI Fidelio (Anja Kampe). Il soprano di Fidelio è donna esuberante ed energica, perfetta per un ruolo che incarna il coraggio. Florestan (Klaus Florian Vogt) è in prigione da due anni, denutrito. «La mia grande sfida è che sono un eroe, quindi una persona forte, ma in fin di vita. Ho lavorato molto su questa discrepanza» (Vogt). Marzelline (Mojca Erdmann) «non è un personaggio buffo», rimarca la cantante. La sua grande aria «non esprime felicità, ma desiderio di felicità, e dunque d'uscita dal disagio». Jaquino (Florian Hoffmann) vive nel riflesso degli altri, non ha obiettivi propri. Nel carcere c'è una sola ragazza, pure carina, ed è Marzelline. La corteggia, ma non è corrisposto. Questo sì che offre «momenti di comicità» (Hoffmann).

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