Firestarter? Non funziona

Firestarter è il film con Zac Efron che riporta in sala l'opera di Stephen King, L'incendaria. Il risultato, tuttavia, è una pellicola che rischia di diventare dimenticabile

Firestarter? Non funziona

Era il 1980 quando Stephen King diede alle stampe Firestarter, opera che in Italia è arrivata con il titolo de L'incendiaria. Come spesso accade quando c'è il re dell'horror a firmare una storia, L'incendiaria divenne in breve tempo un film dal titolo Fenomeni paranormali incontrollabili che vedeva una giovanissima Drew Barrymore nei panni della protagonista. Dedicato alla scrittrice horror Shirley Jackson - autrice, tra le altre, dell'opera L'incubo di Hill House - L'incendiaria era una storia in cui King poteva di nuovo fronteggiare una protagonista molto giovane che si trova ad affrontare poteri paranormali, come aveva già fatto con Carrie.

Firestarter: da grandi poteri derivano grandi responsabilità?

A distanza di trentadue anni dall'uscita del romanzo, Firestarter torna ora al cinema con una nuova trasposizione, firmata da Keith Thomas: pellicola che si inserisce perfettamente nella riflessione che prodotti come The boys o The umbrella academy stanno portando avanti. Mentre la Marvel continua a sfornare prodotti in cui i supereroi puntano a salvare la Terra e l'umanità, sacrificandosi spesso per un bene superiore, negli ultimi anni sono prolificati prodotti in cui i superpoteri vengono visti come un peso. Non più una responsabilità da affrontare per risultare meritevoli del dono ricevuto, ma una vera e propria arma che, messa nelle mani sbagliate, può trasformare gli eroi nei cattivi da dover sconfiggere.

Andy (Zac Efron) e Vicky (Sydney Lemmon) sono due sopravvissuti al misterioso Lotto Sei, un'organizzazione che faceva esperimenti sugli umani. Dopo essersi innamorati in un momento molto pericoloso delle loro esistenze, Andy e Vicky sono scappati portando via con sé anche i loro poteri. Dal loro amore è nata Charlie (Ryan Keira Armstrong), una bambina che ha il fuoco dentro di sé e che è in grado di muoverlo con la sola forza del pensiero. Andy ha cercato di insegnare alla figlia a controllare il suo potere e a disinnescarlo, visto che il fuoco di Charlie divampa soprattutto quando la bambina è impaurita. Ma quando Charlie compie 11 anni il suo potere le sfugge di mano, richiamando l'attenzione di quella stessa organizzazione da cui Andy e Vicky volevano nasconderla a ogni costo. L'arrivo di un misterioso agente (Michael Greyeyes) costringe la famiglia a cercare un modo per salvarsi e l'abilità di Charlie potrebbe fare la differenza.

Un film già vecchio

Basta leggere la trama del film di Keith Thomas per capire che Firestarter è una pellicola che arriva fuori tempo massimo e che si poggia su situazioni e presupposti che, per lo spettatore, appaiono ormai non solo già visti, ma anche agé. Se, nel 1980, la riflessione di Stephen King aveva senso perché inserita in un discorso più ampio di denuncia contro il governo americano e la Cia, nel 2022 Firestarter è un prodotto che rischia di "finire nel mucchio", surclassato da prodotti che, pur trattando lo stesso tema, lo fanno con i mezzi e i linguaggi del nuovo millennio, reinventando quegli stilemi di cui Firestarter è ancora pieno zeppo. La stessa Charlie si presenta davanti alla macchina da presa come un personaggio ormai bidimensionale, che non offre le stesse chiavi di lettura che ormai si è abituati a ricercare nei personaggi dotati di poteri: basti pensare alla tridimensionalità di Wanda in WandaVision o in Doctor Strange per comprendere quanto la narrativa sia andata avanti rispetto a una pellicola che si limita a raccontare una storia senza tener conto del tempo che è passato.

Pur essendo molto ricco visivamente e sostenuto da buone prove da parte di tutti gli attori messi in gioco, Firestarter finisce con il perdersi nel suo stesso ritmo, portando lo spettatore alla noia e al disinteresse per la storia raccontata. L'idea di raccontare il tormento di un essere "stra-ordinario", come ad esempio ha fatto anche la Disney con l'Elsa di Frozen, in Firestarter finisce con l'essere un mero esercizio di stile che porta il film ad essere un prodotto appena sufficiente, che rischia di finire velocemente nell'oblio.

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