Foibe, la bufala del "rovescismo"

Se c'è una cosa che gli storici schierati non digeriscono, è la questione delle foibe (e relativo Giorno del ricordo, 10 febbraio). Per forza, quanto successo sul fronte orientale manda gambe all'aria la propaganda falce e martello

Foibe, la bufala del "rovescismo"

Passano i decenni ma gli eredi del comunismo non riescono ad accettare il seguente concetto: per appartenere alla famiglia democratico-liberale non basta essere antifascisti, è necessario essere anche anticomunisti. Sull'antifascismo ci siamo, con eccessi tragicomici, per cui chiunque non sia di sinistra è considerato un devoto di Achille Starace e Roberto Farinacci. Sull'anticomunismo si fa melina, si finge di non sapere e ogni tanto si butta la palla in tribuna. Se c'è una cosa che gli storici schierati non digeriscono, è la questione delle foibe (e relativo Giorno del ricordo, 10 febbraio). Per forza, quanto successo sul fronte orientale manda gambe all'aria la propaganda falce e martello. La Resistenza non era certo affare esclusivo della brigate col fazzoletto rosso, come vorrebbero farci credere dai tempi di Palmiro Togliatti. I comunisti lottavano per l'Italia nei termini imposti da Mosca, la svolta democratica di Salerno fu ordinata da Stalin. I partigiani comunisti aggredirono anche formazioni italiane di diverso orientamento politico e talvolta lottarono accanto ai titini, a danno dell'Italia.

Nelle foibe sono finiti fascisti (il che non sminuisce comunque l'orrore verso l'esecuzione sommaria) ma anche gente comune, in base a una politica di pulizia etnica. Fratelli d'Italia ha proposto di modificare l'articolo 604 bis del codice penale, che prevede pene da due a sei anni per la «negazione, minimizzazione in modo grave o apologia della Shoah». I senatori vorrebbero aggiungere, dopo la parola «Shoah», anche «dei massacri delle foibe». Domani e il manifesto si sono indignati come un sol quotidiano, con due articoli praticamente identici. Il manifesto fa notare che la storia non può essere usata come strumento di ricatto giudiziario e che equiparare le foibe alla Shoah non ha senso.

Le leggi sul negazionismo sono dunque sbagliate. Fino a qui, se ne può, anzi: se ne deve, discutere. Poi l'articolo si lancia in analisi ideologiche dal sapore antico. La destra utilizzerebbe le foibe per equiparare le proprie colpe a quelle degli altri in un processo di auto-assoluzione. La destra spingerebbe il pedale del vittimismo per ottenere consenso. E qui arriviamo al secondo articolo, quello di Domani, nel quale l'autore commenta il tentativo di Fratelli d'Italia di comparare foibe e Shoah: «Lo scopo di fare di quella vicenda (decontestualizzata, ingigantita e mitizzata) il contraltare nazionalista della Shoah, è sempre stato piuttosto esplicito, anche nell'ottica di insabbiare ulteriormente i crimini dell'Asse». Per questo motivo si è «santificata la figura della vittima delle foibe, anche se fascista».

Secondo Domani, la vittoria del cosiddetto revisionismo è così completa da poter essere descritta come «rovescismo», cioè tentativo riuscito di rovesciare i fatti e andare all'attacco dell'antifascismo. È una falsità che fa retrocedere il dibattito storico di decenni. Nessuno nega i crimini dell'Asse o va all'attacco dell'antifascismo in generale: si tratta di ricordare cosa fosse realmente l'antifascismo comunista, senza reticenze. Per ora di rovesciato c'è il libro della Meloni a testa in giù, un richiamo al linciaggio. Farlo notare non è azionare la macchina del fango. È accendere la coscienza civile, per chi ne ha maturata una, possibilmente lontana sia dal fascismo sia dal comunismo.

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