Cultura

Il genio che impacchettava la nostra quotidianità

Ogni oggetto diventava opera d'arte. L'ultima installazione in Italia: nel 2016 passerella galleggiante sul lago d'Iseo

Il genio che impacchettava la nostra quotidianità

L'annuncio secco sul sito ieri sera. A 84 anni Christo è morto per cause naturali nella sua casa di New York. «Ha vissuto una vita piena, in cui non solo ha sognato ciò che sembrava impossibile, ma lo ha realizzato. Il lavoro di Christo e Jeanne-Claude (i progetti erano firmati insieme alla moglie, sua gemella, anche dopo la sua scomparsa, nel 2009) ha unito le persone facendo condividere loro esperienze in tutto il mondo, la loro opera vive nei nostri cuori e nei nostri ricordi». Una sensazione che gli italiani non dimenticheranno. The Floating Piers, l'opera realizzata nell'estate 2016 sul Lago di Iseo, resterà il suo ultimo capolavoro, capace di attrarre oltre un milione e 200mila persone in poco più di due settimane. Non si farà invece (ma non è detto... ) l'impacchettamento dell'Arco di Trionfo a Parigi, che sarà ricoperto da 25mila metri quadri di propilene, previsto per settembre.

Christo Vladimirov Yavachev, questo il suo vero nome, nacque a Gabrovo, in Bulgaria, il 13 giugno 1935. Figlio di un industriale chimico e di una dipendente dell'Accademia di Belle Arti di Sofia, Christo inizia l'apprendistato artistico nel suo Paese, la nazione più osservante dello stalinismo. Nel 1957 si sposta a Vienna, dove frequenta brevemente l'Accademia di Belle Arti. L'anno dopo arriva finalmente a Parigi. All'inizio si guadagna da vivere disegnando ritratti, uno di questi commissionato dalla coetanea Jeanne Claude per la madre. L'incontro che cambierà la vita a entrambi. Nel 1960 aderisce al Nouveau Réalisme, il gruppo teorizzato da Pierre Restany, che pur non lontano dalla Pop Art ne rappresenta in qualche modo l'anima critica, attenta al «lato oscuro» del boom economico prediligendo appunto materiali di scarto, avanzi della civiltà industriale. Christo utilizza il tessuto, impacchetta oggetti quotidiani, avvolgendoli in stoffe semitrasparenti legati con corde e spaghi, rendendoli così sculture seppur sottratte alla vista, dunque enigmatiche e inafferrabili (Packages, 1958; Wrapped Cans and Bottles, 1958-59).

È del 1961 la prima personale alla Galerie Haro Lauhus di Colonia che ufficializza la collaborazione con Jeanne Claude, nonché il primo progetto di impacchettamento di un edificio pubblico (che non verrà realizzato) e lo Stacked Oil Barrels, l'accumulazione di migliaia di barili di petrolio nel porto fluviale. Tornati a Parigi profondamente scossi per la costruzione del Muro di Berlino, realizzano la loro prima opera di arte pubblica come forma di protesta: Wall of Oil Barrels, Iron Curtain. Nonostante la mancata autorizzazione da parte delle autorità, bloccano con 240 barili per otto ore una strada a senso unico sul lungo Senna. Nel 1964 si trasferiscono a New York, consigliati del gallerista Leo Castelli. I primi lavori americani sono le Store Fronts: facciate di negozi realizzate in legno e dipinte in diversi colori, mascherate da teli posti all'ingresso, con un gioco di luce misteriosamente evocativo. La più grande di queste, Green Store Front, viene esposta a documenta 4 di Kassel, nel 1968, insieme a 5.600 Cubic Meter Package, un involucro termosaldato legato con 3,5 chilometri di corda, eretto da gru e posizionato per due mesi nel parco di fronte all'Orangerie.

La prima opera realizzata in un ambiente naturale è Wrapped Coast, Little Bay, Australia, (1968-69). Christo e Jeanne-Claude avvolgono 90mila metri quadri di costa nei pressi di Sydney con tessuto in polipropilene e corda. Un'opera ancora una volta provvisoria, un evento gigantesco che attira pubblico e critica, proponendo un altro modo di percepire e vivere nel paesaggio, tra naturale e artificiale. È come se la Land Art si incontrasse con la performance e l'happening, ma non esiste una definizione che renda appieno il loro lavoro. Le esperienze dei due artisti continuano in diverse parti del mondo. Running Fence (1972-1976), ovvero 40 chilometri di recinzione nella costa nei pressi di San Francisco. Vista dall'alto l'opera cambia forma a seconda del vento, si gonfia, si affloscia, sembra un enorme serpentone. E, sembra un paradosso, ci vogliono 4 anni di lavoro per soli 14 giorni. Al Central Park di New York installano 7.503 porte color zafferano (The Gates, 1979-2005), ricoprono di tessuto rosa undici isole di fronte a Miami (Surrounded Island, 1980-83); impacchettano le Mura Aureliana e Roma, il Reichstag a Berlino (Wrapped Reichstag, 1971-95), qui il significato è fortemente simbolico, e il Pont Neuf a Parigi (The Pont Neuf Wrapped, 1975-85). The Umbrellas (1984-1991) è invece l'installazione di 3mila giganteschi ombrelli in Giappone. Per l'ultimo spettacolare intervento Christo vuole fortemente tornare in Italia a realizzare la lunga passerella giallo-arancio percorribile sul Lago d'Iseo. Secondo The Art Newspaper è stata l'opera d'arte più vista nel mondo in quell'anno. Le fotografie di quei giorni lo ritraggono felice, proteso ancora una volta alla ricerca dell'utopia che ha caratterizzato la carriera di un artista a dir poco straordinario.

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