Gianni Morandi: "Facebook? Ecco come l'ho conquistato"

Morandi si racconta. "Ho aperto una pagina su Facebook perché me l'ha chiesto una fan" e quella volta che Guccini ha bocciato "C'era un ragazzo che come me"

"Una volta ho postato una foto in cui sbucciavo fagioli in cucina: un successo clamoroso" ecco dove nasce il successo su Facebook di Gianni Morandi. L'eterno ragazzo ha raccontato a Repubblica come è approdato sui social e come sta andando la sua avventura.

"All'inizio non ne volevo sapere. È stata una mia fan di Bari a insistere. Vai a vedere le pagine degli altri cantanti, e mi ha dato i link" e da li è iniziato tutto. Alla fine, spiega Morandi, è la semplicità che piace alla gente. Dai primi like poi è andato tutto in discesa: "Giorno dopo giorno mi sono lasciato coinvolgere dal gioco, mi elettrizzava vedere salire il numero di chi mi seguiva" e da li la simpatica competizione con gli altri, "Un giorno ero attorno ai 40 mila mi piace; sono andato a curiosare nella pagina di Ligabue e ho visto che ne aveva tre milioni: porca miseria! Ma non ho mollato".

Anche in quest'avventura digitale Morandi non è solo, c'è la compagna di sempre la moglie Anna Dan, diventata famosa come autrice di molte delle foto che popolano la pagina.

Tra una foto quotidiana e l'altra c'è anche spazio per parlare della musica. Una volta il cantante ha provato a chiedere ai fan digitali quale fosse la loro canzone preferita e il verdetto è stato diviso tra : "Uno su mille ce la fa" e "C'era un ragazzo che come me" due pezzi a cui il Morandi dice di essere legato ma che vennero bocciate in passato: "C'era un ragazzo che come me" è stata bocciata da Guccini: "Sì, l'ha definita una grande cagata, ma magari scherzava. Me lo ha proprio detto personalmente: Gianni, è una gran cagata".

Nel suo racconto c'è anche spazio per la memoria. "Sono sempre stato fortunato e bravo a non dimenticare mai da dove vengo, i sacrifici, la fame". Per il cantante emiliano tutto parte dai sacrifici del padre: "andava al mercato all'una quando chiudeva, a comprare gli scarti: pagava cinque lire una cassetta di patate o di mele marce, che poi pulivamo. Dormivamo in quattro in una camera e nell'altra stanza c'era il tavolo per mangiare, i fornelli, il lavandino, il banco del calzolaio, tutto insieme; il bagno era per le scale. Da questa povertà deriva lo strano rapporto che ho con il denaro: ho sempre paura a spenderlo"

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