Good Omens: la miniserie tv di Amazon è senza infamia e senza lode

Good Omens, miniserie tv di Amazon, è il racconto in sei atti di un’Apocalisse che nonostante il tono dissacrante non fa ridere e risulta essere un’occasione persa

Good Omens: la miniserie tv di Amazon è senza infamia e senza lode

Good Omens è una miniserie tv targata Amazon in collaborazione con BBC, disponibile interamente sulla piattaforma streaming Prime Video con i suoi sei episodi da circa un’ora ciascuno e incentrata su di un’imminente Apocalisse che sta per abbattersi sulla Terra.

La sceneggiatura di Good Omens è curata da Neil Gaiman, già autore del romanzo American Gods, da cui l’omonima serie tv sempre di Amazon, e si basa sul libro scritto a quattro mani da lui stesso insieme a Terry Pratchett dal titolo Buona apocalisse a tutti! del 1990. Il libro è un successo che gode di grande rispetto per la sua verve e la serie tv prova ad essere allo stesso livello.

Good Omens parte dall’alba dei tempi, dalla creazione, per arrivare ai giorni nostri e raccontare quindi un lungo countdown con una serie di eventi che vede protagonisti un angelo, Aziraphale, e un demone, Crowley, amici fin dalla faccenda della mela nel giardino dell’Eden e l’esilio di Adamo ed Eva. Una storia che ha come culmine l’avvento dell’Anticristo e la battaglia finale tra le forze del bene e del male.

L’equivoco, il fato, il grande disegno, chiamatelo come vi pare ma l’Anticristo viene scambiato nella culla e il figlio di Satana cresce indisturbato in una normale famiglia della campagna inglese, in attesa che il suo destino. Aziraphale e Crowley, per quanto appartenenti a due schieramenti opposti, sono diventati amici con il passare dei secoli, si sono coperti le spalle più volte e ormai sono abituati ai piaceri terreni. Aziraphale ha un debole per il cibo, dalle crepes al sushi, e gestisce una libreria a Londra; Crowley invece conduce una vita da rockstar con piccole malefatte che gli assicurano il posto come demone.

Non parliamo di un film dai toni epici, parliamo di una serie tv che rientra nel genere della commedia, più precisamente nella commedia british. Già, non una di quelle comedy statunitensi in cui la risata è assicurata, vera o preregistrata che sia, parliamo di una commedia che fa al massimo sorridere e che comunque fa trascorrere una buona ora davanti allo schermo per ogni episodio. Il fatto che l’argomento di base sia la fine del mondo la rende interessante, giusto per capire come andrà a finire, perché altrimenti sarebbe da bloccare dopo la prima puntata, ma ovviamente questo dipende dai gusti.

Il cast è il secondo pilastro su cui si regge Good Omens. I due protagonisti sono volti noti e già affermanti in campo seriale. Aziraphale è interpretato da Michael Sheen (protagonista in Masters of Sex), mentre il demone Crowley è David Tennant (decima incarnazione di Doctor Who). I personaggi di contorno sono anch’essi conosciuti: nel ruolo dell’Arcangelo Gabriele c’è Jon Hamm (Mad Men), in quelli del sergente Shadwell invece Michael McKean (Better Call Saul), voce narrante, nonché voce di Dio, è Frances McDormand (Fargo, Tre manifesti a Ebbing, Missouri) mentre per Satana troviamo Benedict Cumberbatch (The Imitation Game, Patrick Melrose). Insomma niente male per una miniserie tv.

E invece tutto questo potpourri di storia tratta da un libro cult, di attori di prim’ordine e di grande produzione risulta essere una serie tv senza infamia e senza lode. Divertono sì alcune scene perché diverte vedere il dietro le quinte di importanti momenti storici come la rivoluzione francese o la messa in scena dell’Amleto di Shakespeare, ma nel complesso non c’è un insegnamento, momenti davvero esilaranti o un particolare episodio che rimangono impressi. Anche la scelta della struttura non è stata felicissima: positivo il fatto che si sia optato per una miniserie tv, negativa invece la durata di ogni episodio di quasi un’ora, con mezz’ora ciascuno poteva essere un prodotto più sobrio e pienamente irriverente, in linea con il tono del racconto.

Visto che siamo in tema viene da dire che è proprio un peccato che un cast del genere e una storia dal grande potenziale non abbiano lasciato il segno come invece ci si aspettava fin dalle prime immagini ufficiali e dalle notizie sulle partecipazioni illustri. Good Omens passa davanti agli occhi e non ce ne accorgiamo nemmeno, non reggendo il confronto con altre miniserie tv che abbiamo visto ultimamente (Chernobyl e When They See Us).

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