Houellebecq riflette (con Pascal) sulla Francia in crisi

Ma martedì, Michel Houellebecq, sul media britannico UnHerd, ha deciso di reagire alla controversa «Lettera dei generali» sullo stato di decadenza della Francia, pubblicata ad aprile su Valeurs Actuelles

Houellebecq riflette (con Pascal) sulla Francia in crisi

da Parigi

Lo scorso anno, si era ripromesso di intervenire nel dibattito pubblico soltanto «in casi di grave emergenza morale». Ma martedì, Michel Houellebecq, sul media britannico UnHerd, ha deciso di reagire alla controversa «Lettera dei generali» sullo stato di decadenza della Francia, pubblicata ad aprile su Valeurs Actuelles. «Uso questa citazione di Pascal (Pensées, 229) perché non mi propongo di affermare verità positive né di difendere opinioni. Vedo una situazione che come scrive Pascal non offre altro che motivi di dubbio e di angoscia», scrive il romanziere francese in apertura del testo, intitolato La narcisistica decadenza della Francia.

«Chiedendomi di pronunciarmi sull'ormai celebre Lettera dei generali, Will Lloyd scrive con giustezza: Ciò che mi sorprende nello scandalo che ne è seguito è che poche persone abbiano messo in dubbio la premessa della lettera secondo cui la Francia si stia disgregando. Effettivamente è sorprendente. Perché la Francia? Perché la Francia piuttosto che qualsiasi altro Paese europeo, visto che gli altri sembrano essere in una situazione più o meno simile e talvolta peggiore?», si domanda il grande romanziere. Per quanto riguarda il terrorismo islamista, «è vero che, per un certo periodo, la Francia è stata particolarmente presa di mira dall'Isis», osserva Houellebecq, «ma quei tempi sono finiti, e se si considerano gli ultimi decenni, vediamo che anche la Gran Bretagna, la Spagna, il Belgio, e in misura minore la Germania, hanno subìto attacchi terroristici sanguinosi». «Ciò che è difficile, in realtà, è trovare un Paese nel mondo risparmiato dalla violenza islamista», sottolinea l'autore di Sottomissione. Cosa distingue allora la Francia dagli altri Paesi? Secondo Houellebecq, «c'è una vaga e diffusa atmosfera di autoflagellazione, qualcosa che pende nell'aria come un gas () La Francia mi ricorda quei vecchi ipocondriaci che non smettono mai di lamentarsi della propria salute, di ripetere che questa volta hanno davvero un piede nella tomba».

Il tema più importante, «poiché non è solo un sintomo del declino, ma il declino stesso, nella sua essenza, è naturalmente la demografia», dice Houellebecq. Citando il titolo del bestseller di Éric Zemmour, lo scrittore afferma che «non si tratta di un suicidio francese, ma di un suicidio occidentale o piuttosto di un suicidio della modernità, dato che i Paesi asiatici non sono risparmiati; ciò che è specificatamente, autenticamente francese, è la consapevolezza di questo suicidio (). La conclusione è lampante: la conseguenza ineluttabile di ciò che viene chiamato progresso... è l'autodistruzione. Rifiutando ogni forma di immigrazione, i Paesi asiatici hanno optato per un suicidio semplice, senza complicazioni o disturbi». L'Occidente, e la Francia in particolare, hanno scelto un altro tipo di suicidio. «Devo menzionare l'opinione progressista/umanista/di sinistra: non si tratta di un suicidio, ma di una rigenerazione. La composizione etnica si modifica, certo, ma tutto il resto, l'essenziale, rimane invariato: la nostra repubblica, la nostra cultura, i nostri valori, il nostro Stato di diritto, e tutte quelle robe lì», scrive Houellebecq, che non crede alla guerra civile paventata dai generali, perché «bisogna essere in due per fare la guerra». «I francesi prenderanno le armi per difendere la loro religione? Non hanno più una religione da un bel po' di tempo; e in ogni caso, la loro vecchia religione sarebbe quella che offre la gola alla lama del macellaio. Sarà allora una guerra per difendere la loro cultura, il loro modo di vivere, il loro sistema di valori? L'Europa mi sembra a un bivio conclude Houellebecq Leggere Pascal mi aiuta molto: ma, come lui, non vedo altro che motivi di dubbio e di angoscia».

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