Cultura e Spettacoli

Jonas Kaufmann è sempre il numero uno

Quando il tenore Numero Uno, Jonas Kaufmann, ritorna alla Scala c'è sempre aria di festa. E intorno ad un grande teatro quell'atmosfera di eccitazione e attesa non è mai troppa. Sintomo che il ricordo delle clamorose affermazioni personali del tenore tedesco nelle inaugurazioni con Barenboim (Carmen e Lohengrin) non si è affievolito. Pure la sua presenza scaligera si è quasi dissolta (eccettuata una non dimenticata sostituzione di lusso di un collega in Fidelio e la presenza in una ripresa di Tosca), onde illazioni sul suo stato vocale. Lo avevamo lasciato con un trionfale recital di canto e lo abbiamo riascoltato nella identica situazione. Certo il bilancio delle sue presenze è un po' magro, se raffrontato con la frequetazione al Met, alla Staatsoper di Monaco, al Covent Garden di Londra. Comunque la sala della Scala era gremita (kaufmaniani itineranti giunti dall'estero in gran numero), come di recente forse solo Roberto Bolle riesce a fare. Pubblico che è stato cullato dall'arte di finissimo dicitore di Kaufmann che ha presentato una scelta ben ponderata di lieder di Liszt, Hugo Wolf e Mahler, concludendo con gli Ultimi quattro lieder di Richard Strauss, brano di norma affidato a voci femminili. E soprattutto nei primi due la mancanza della voce femminile si sentiva (tornandoci alla mente voci sublimi, Teresa Stich Randall, Sena Jurinac, Elisabeth Schwarzkopf, Jessye Norman), nonostante le squisite filature in pianissimo, in cui Kaufmann non ha rivali. Speriamo che questo concerto «straordinario» sia solo il preludio a un rientro più consistente.

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