Il labirinto di "Piranesi" è figlio di un mondo parallelo e divergente

L'autrice inglese supera i confini del fantasy e ci guida fra le tortuosità della psiche umana

Se proprio lo si vuole definire «fantasy», chiamiamolo pure con questo nome. Ma poi diamogli anche un cognome, perché lo merita. Potremmo scegliere «psichico», oppure «parapsicologico», o ancora «psichiatrico». «Misterico» e «misteriosofico» sarebbero troppo vaghi. Invece andrebbe bene, nonostante spesso se ne faccia un uso spropositato, «onirico». Se non altro per rimandare all'affinità con Oneiron dell'affascinante, per scrittura e aspetto, finlandese Laura Lindstedt (Elliot, 2016). L'ha scritto un'altra donna, ma non per questo dobbiamo parlare di «letteratura al femminile», espressione che dovrebbe, in generale, indispettire tutte le donne e che comunque, nel caso specifico, non renderebbe un buon servizio a Susanna Clarke. La quale, dopo il fluviale Jonathan Strange & il signor Norrell del 2004 (Longanesi, 2005), dove poneva in dialogo fra loro due mondi apparentemente opposti, quello della Magia e quello della Storia, nel carsico (ecco un altro cognome da prendere in considerazione) Piranesi prosegue nell'impiego di una sorta di sistema binario applicato alla narrazione: un alternarsi di 0 e 1, di irrealtà e di realtà. Un gioco di specchi fra il «Mondo» e il «Mondo Reale».

Piranesi (Fazi, pagg. 267, euro 16,50, traduzione di Donatella Rizzati) è il nome che all'Io narrante ha dato l'«Altro», l'unico a condividere con lui il «Mondo», ovvero la «Casa». Il «Mondo»-«Casa», in effetti, è molto, ma molto fantasy: Saloni, Saloni Sommersi, Vestiboli, Scalinate, Padiglioni, Corridoi, Finestre affacciate su Cortili, Maree. E Statue, Statue ovunque, enormi, ispirate alla mitologia, alle età dell'uomo, alla natura, ieraticamente immobili in quanto Statue, certo, ma così dinamiche nelle pose e nelle espressioni dei volti da farci pensare a quelli immortalati dello scultore tedesco Franz Xaver Messerschmidt. E nelle acque ci sono crostacei e alghe e pesci, e nel Cielo (che sarebbe poi un sotto-cielo, perché nel «Mondo»-«Casa» mancano il sole, la luna e le stelle) volano gabbiani e corvi e altri uccelli. Vola anche un Albatros, e la prima volta in cui Piranesi l'ha visto serve al Nostro come data post quem far partire il suo Diario che stiamo leggendo... Nel lettore, le suggestioni esplodono, i rimandi s'inseguono: Viaggio al centro della Terra di Verne, il Giardino di Boboli, Il mistero dei giardini di Compton House di Greenaway, la statua animata di Condillac, le scene di vita dell'antica Roma dipinte da Waterhouse. E altri cognomi si propongono per questo romanzo di nome «fantasy»: «archeologico», «speleologico», «labirintico» ovviamente, visto il nome, «cosmico» benché in uno spazio non infinito, «meteorologico», e forse persino «meteoropatico».

Per uscirne, anche se non vorremmo, anche se lì dentro stiamo come un topo nel formaggio, mentre Piranesi offre ritualmente cibo e acqua alle ossa dei tredici Morti, redige il Diario, cataloga le Statue, lavora alla Tavola delle Maree, pesca... per uscirne dobbiamo non perdere di vista l'Altro. Perché è stato l'Altro a indurre il protagonista a intraprendere la ricerca della «Grande e Segreta Conoscenza». E perché forse lui sa chi è la Sedicesima Persona di cui Piranesi sospetta l'esistenza, da qualche parte... Proprio come ogni fiume carsico, il mondo di Piranesi deve avere un sia pur minimo, celato, interstiziale collegamento con il «Mondo Reale». Ma Susanna Clarke non usa il consueto artificio della porta spaziotemporale, tanto caro ai libri e ai film di fantascienza. Qui l'entrata e l'uscita sono intra moenia, dentro le mura della psiche umana.

Cominciamo a capirlo quando Piranesi incontra «16», che ha l'aspetto di un vecchio Profeta. È davvero uno strano profeta, visto che profetizza... a ritroso. Cioè scosta il velo di Maya dietro cui si nasconde (manifestandosi a Piranesi due volte a settimana) l'Altro, e fa luce sul suo passato. È stato suo allievo, un allievo scorretto, che si impossessava delle intuizioni del maestro. Da qui in poi, noi che possiamo farlo in quanto lettori, stiamo con il piede della lettura in due staffe, quella del «Mondo»-«Casa» e quella dell'«Altro Mondo» che comprende anche il nostro salotto, il nostro letto e il libro intitolato Piranesi che stiamo leggendo, visto che l'«Altro Mondo» è il «Mondo Reale», quello che in Jonathan Strange & il signor Norrell l'autrice di Nottingham ha descritto con le fattezze della Storia in alternativa alla Magia.

Il rapporto dialogico fra i due mondi è anche un rapporto di filiazione, in cui il «Mondo-Casa» è un derivato deformato dell'«Altro Mondo» (il mito della caverna di Platone, ecco un'altra suggestione, un altro rimando). Dice il Profeta a Piranesi dentro la «Casa»: «Questo è quello che io chiamo un Mondo Effluente - creato dal flusso delle idee che sono fuoriuscite da un altro mondo. Questo mondo non poteva essere esistito a meno che l'altro non fosse esistito prima. Se questo mondo dipenda ancora dall'esistenza del primo, non lo so. È tutto nel libro che ho scritto. Immagino che non ti sia capitato di leggerlo».

Così Piranesi, a malincuore, si fa detective indagando anch'egli à rebours nella sterminata mole dei suoi taccuini-memoria che qualcuno ha spostato nel tempo. E così facendo scoprirà la propria identità. Noi non la riveliamo ai nostri omologhi lettori compagni d'avventura. Diciamo soltanto che non è quella di un banale personaggio di un semplice romanzo fantasy.

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